L’UE “determinata” a raggiungere un accordo sulla Brexit

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 12:35 in Europa UK

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Il capo negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, ha dichiarato di essere determinato a raggiungere un accordo con la Gran Bretagna nonostante le numerose difficoltà. Interrogato sulla possibilità di raggiungere un’intesa prima della scadenza ufficiale del periodo di transizione, durante il quale Londra continua a rimanere formalmente dentro all’Unione, Barnier ha affermato, con tono perentorio: “Sono determinato”. “Restiamo calmi, rispettosi, realistici e decisi”, ha aggiunto.

Il capo della delegazione europea è arrivato a Londra, mercoledì 23 settembre, per colloqui informali con la controparte britannica. Appena atterrato, Barnier è stato accolto dalle domande dei giornalisti, i quali, tra le altre cose, hanno chiesto al capo negoziatore di commentare la famosa legge sul mercato interno promossa dal premier britannico Boris Johnson. Il funzionario europeo, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, si è rifiutato di rispondere ai quesiti sull’argomento ma è noto che il disegno di legge abbia messo in ulteriore difficoltà i già complessi negoziati sulla fuoriuscita di Londra dall’UE.

Martedì 22 settembre, durante una riunione del Consiglio affari generale, volta a fare il punto sui negoziati per la Brexit, il ministro tedesco per gli affari europei, Michael Roth, in rappresentanza della presidenza di turno dell’UE, ha lanciato un appello al governo britannico: “Per favore amici di Londra basta giocare, il tempo sta per scadere e abbiamo bisogno di una base realistica su cui negoziare”. “Siamo molto delusi e preoccupati dalla proposta di legge avanzata da Boris Johnson perché viola i principi dell’accordo di recesso ed è per noi totalmente inaccettabile”, ha aggiunto Roth, ricordando che, lunedì 28 settembre, tornerà a riunirsi il comitato misto UE-Gb, incaricato di occuparsi degli aspetti tecnici del negoziato. 

Secondo la stampa, la nuova legislazione presentata dal governo britannico violerebbe il protocollo sull’Irlanda del Nord, che rappresenta una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Gran Bretagna e Unione Europea alla vigilia della Brexit, il 31 gennaio 2020. Anche lo stesso segretario del Nord Irlanda, Brandon Lewis, davanti alla Camera dei Comuni, aveva affermato, subito dopo l’annuncio del nuovo disegno di legge, l’8 settembre: “Sì, il progetto potrebbe infrangere il diritto internazionale in modo molto specifico e limitato. Ci stiamo assumendo il potere di disapplicare il principio dell’effetto diretto delle norme europee in una certa circostanza ben definita”.

La legislazione, fortemente contestata da Bruxelles, dal governo irlandese e dall’opposizione parlamentare inglese, mira a rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Il testo punta, in definitiva, a ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna dopo l’effettiva entrata in vigore della Brexit, ovvero alla mezzanotte del 31 dicembre 2020.

“Il protocollo sull’Irlanda del Nord, contenuto nel trattato di recesso dall’UE, è stato concordato da Londra e Bruxelles con l’obiettivo di garantire una concorrenza leale dopo la Brexit e rispettare il trattato di pace del 1998, che ha posto fine a tre decenni di rivolte in quella parte dell’isola”, ha affermato, il 13 settembre, il ministro della Giustizia irlandese, Helen McEntee. Secondo gli oppositori del progetto di Johnson, il nuovo disegno di legge britannico, che vorrebbe evitare la nascita di una sorta di “barriera marittima” tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord in caso di mancato accordo, potrebbe portare a un confine duro sull’isola d’Irlanda, una condizione che è stata precedentemente smantellata con lo storico accordo del Venerdì Santo. Per Johnson, le modifiche all’accordo serviranno a costituire “una rete di sicurezza legale per proteggere il Paese da interpretazioni estreme o irrazionali del protocollo dell’Irlanda del Nord”. Se approvata, la norma darà ai ministri il potere di ignorare parti dell’accordo modificando la forma delle dichiarazioni di esportazione e di altre procedure di uscita.

I difficili negoziati sull’accordo di uscita dall’UE sono ripresi a inizio settembre a Bruxelles. Il Regno Unito ha lasciato il blocco europeo a gennaio ma è rimasto all’interno del suo mercato unico, in gran parte privo di barriere commerciali, in virtù di un accordo sullo status quo che scadrà a fine dicembre. Le parti stanno negoziando un accordo commerciale per definire le future relazioni post-Brexit, ma Londra ha dichiarato che potrebbe ritirarsi se non riuscisse ad ottenere condizioni favorevoli. Secondo gli esperti, il progetto del governo di Londra causerà ulteriori ritardi nelle trattative sulle rimanenti questioni da definire prima della Brexit e complicherà ulteriormente i rapporti tra la delegazione britannica e quella europea, rischiando di cancellare definitivamente le possibilità di un’uscita dal blocco con “deal”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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