Libia: al-Sisi mediatore tra Haftar e Saleh

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 16:57 in Egitto Libia

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, mercoledì 23 settembre, ha ricevuto al Cairo il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, per discutere della situazione in Libia ed esortare le parti coinvolte a favorire una risoluzione della crisi.

Come riportato da al-Arabiya, sulla base di quanto riferito dal portavoce della presidenza egiziana, Bassam Rady, il meeting del 23 settembre ha preso in esame gli sforzi profusi da tutte le parti sia per attuare un cessate il fuoco sul campo sia per portare avanti il processo di pace, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Come dichiarato anche il giorno precedente, il 22 settembre, in occasione della 75esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Il Cairo ha ribadito il proprio sostegno a una soluzione politica alla crisi, lontano da forme di ingerenza estera, e verso tutte le iniziative volte a portare “calma, pace e sviluppo” in Libia. Per tale motivo, il presidente egiziano ha accolto con favore i risultati degli incontri svoltisi sino ad ora a livello sia internazionale sia regionale in cui è stata messa in luce la necessità di giungere a una soluzione politica globale.

In tale quadro, fonti hanno rivelato ad al-Arabiya che, durante l’incontro del 23 settembre, Il Cairo ha provato a colmare il divario tra il Parlamento di Tobruk e l’esercito di Haftar per quanto riguarda il dossier petrolio e altre questioni, incoraggiandoli a superare le divergenze tra loro. Dal canto loro, sia Haftar sia Saleh hanno evidenziato che il prerequisito per mettere in atto qualsiasi iniziativa è il ritiro delle milizie e dei mercenari inviati dalla Turchia in Libia. L’LNA ha poi precisato che un altro passo fondamentale per sedersi al tavolo dei negoziati è porre fine all’assedio presso la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra. Pertanto, fino a quando in tali aree vi saranno gruppi armati, non sarà possibile parlare di “zone smilitarizzate”. Si tratta di un punto su cui anche Il Cairo si è detta concorde.

Sia Saleh sia Haftar si sono detti a favore della “Iniziativa Cairo” proposta da al-Sisi il 6 giugno, con cui l’Egitto aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti. A tal proposito, il 23 settembre, al-Sisi ha riferito ai propri interlocutori che non consentirà a nessuno di “dividere la Libia”, né tantomeno di oltrepassare la “linea rossa” stabilita a Sirte e al-Jufra.

Circa il dossier petrolio, Haftar ha presentato le proprie condizioni per riaprire i giacimenti e i porti petroliferi dell’Est libico e ripristinare definitivamente le attività di produzione ed esportazione. In particolare, a detta delle fonti di al-Arabiya, il generale dell’LNA si è impegnato a trasferire i proventi derivanti dalle entrate petrolifere su un conto “neutrale” o, in alternativa, ha chiesto di porre la Banca centrale sotto il controllo internazionale. Tuttavia, l’Egitto è stato esortato ad esercitare pressione sulla comunità internazionale, affinché vengano allontanati i gruppi armati dai giacimenti petroliferi.

In risposta, al-Sisi ha dichiarato che l’Egitto introdurrà emendamenti alla sua iniziativa, in modo da includere un “meccanismo internazionale” volto a smantellare le milizie e unire le componenti dell’apparato militare e di sicurezza libico, senza che vengano inclusi gruppi armati stranieri. Inoltre, a detta del Cairo, è già in fase di discussione un accordo “egiziano-libico” che prevede l’istituzione di un comitato internazionale volto a monitorare la situazione presso i giacimenti petroliferi, mentre l’Egitto si impegnerà per rimuovere l’embargo sulle armi contro l’LNA imposto a livello internazionale.

Nel corso degli ultimi mesi, il presidente egiziano, sostenitore di Haftar nella cornice del conflitto libico, si era più volte detto impegnato ad affiancare la Libia contro le “milizie terroristiche” e l’ingerenza di attori regionali, con particolare riferimento alla Turchia. A tal proposito, nel suo discorso del 22 settembre, al-Sisi ha affermato che è deplorevole che la comunità internazionale continui a chiudere un occhio sul sostegno offerto ai gruppi terroristici da alcuni Paesi, i quali inviano loro denaro e armi, forniscono “rifugi sicuri” e piattaforme mediatiche e facilitano gli spostamenti dei combattenti nelle aree di conflitto, in particolare Siria e Libia.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, origine di un perdurante conflitto. I due schieramenti che si affrontano sono il Governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

Risale al 21 agosto l’annuncio del premier al-Sarraj e del presidente parlamentare Saleh, con cui è stato dichiarato un cessate il fuoco presso gli assi di combattimento, con particolare riferimento a Sirte e al-Jufra, aree dove era attesa una “battaglia imminente”. Da allora, è stato dato il via ad una maggiore mobilitazione diplomatica e politica a livello internazionale, con il fine ultimo di giungere ad una soluzione politica.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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