La Turchia ospita Hamas e Fatah, mentre la Palestina rinuncia alla presidenza della Lega araba

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 9:36 in Palestina Turchia

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La città turca di Istanbul ha ospitato, il 22 settembre, i rappresentanti di due gruppi palestinesi un tempo rivali, Hamas e Fatah. Intanto, l’Autorità palestinese ha rinunciato alla presidenza del Consiglio della Lega araba, in risposta ai recenti accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein.

Il meeting del 22 settembre tra Fatah e Hamas ha avuto l’obiettivo di discutere delle modalità volte a porre fine alle divergenze interne ai 14 gruppi palestinesi e ad organizzare elezioni politiche. L’incontro rappresenta il seguito di quanto accaduto il 3 settembre, quando il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, ha incontrato i leader di tutte le fazioni palestinesi, tra cui figuravano altresì il capo dell’ufficio politico del Movimento Islamico di Resistenza Hamas, Ismail Haniyeh, in videoconferenza dal Libano, e la guida del Jihad Islamico Palestinese, Ziyad Al-Nakhalah. Le discussioni di Ramallah e Beirut hanno avuto come obiettivo la creazione di una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

Un membro dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayya, ha dichiarato che il meeting di Istanbul del 22 settembre ha rinnovato la posizione assunta nelle settimane precedenti e la volontà delle diverse fazioni palestinesi di unirsi per portare avanti una strategia “nazionale” inclusiva in grado di far fronte alle sfide e ai piani che “prendono di mira la causa palestinese”. Tale strategia comprende l’organizzazione di elezioni eque e libere, secondo un sistema proporzionale.

Stando a quanto riferito da alcune fonti mediatiche arabe, proprio quest’ultimo punto è stato al centro delle discussioni del 22 settembre. Mentre Hamas chiede elezioni globali e simultanee che includano la presidenza, il Consiglio legislativo e il Consiglio nazionale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Fatah propone che si tengano prima le elezioni legislative, poi quelle presidenziali, poi quelle nazionali. Un altro punto di disaccordo è poi rappresentato dall’insistenza di Fatah sull’organizzazione di elezioni secondo un sistema proporzionale e non misto, ovvero diversamente dal sistema che ha portato alla vittoria di Hamas nel 2006. Parallelamente, Fatah ha avanzato la proposta di formare un governo di coalizione dopo il processo elettorale, mentre per Hamas bisognerebbe formarlo prima.

Tuttavia, il 24 settembre, un membro del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Wasel Abu Yusef, ha confermato che i movimenti Fatah e Hamas, attraverso le due delegazioni riunitesi in Turchia, hanno raggiunto un accordo sullo svolgimento di elezioni generali entro 6 mesi. In una dichiarazione congiunte della medesima giornata, le due fazioni palestinesi si sono impegnate a lavorare congiuntamente e ad unirsi su un unico fronte per difendere i diritti e gli interessi del popolo palestinese, e per affrontare tutte le cospirazioni contro di esso, fino alla creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.

Il meeting del 22 settembre è giunto a seguito di una conversazione telefonica tra il presidente Abbas e il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan. Abbas ha chiesto al presidente Erdogan il suo supporto per superare le divergenze interne ai gruppi palestinesi, anche attraverso l’invio di osservatori turchi che possano monitorare l’intero processo elettorale. La richiesta giunge alla luce della posizione di Ankara in merito alla questione palestinese, caratterizzata dall’opposizione verso i piani di annessione delineati da Israele e dal sostegno per l’istituzione di uno Stato palestinese.

Hamas e Fatah sono ai ferri corti dal 2007, quando il primo ha estromesso dal potere le forze di sicurezza guidate da Fatah a Gaza, dopo mesi di tensioni. Le due parti hanno raggiunto alcuni accordi nel corso degli anni, ma nessuno è stato mai realmente attuato. Molti funzionari palestinesi hanno espresso la speranza che gli attuali colloqui intra-palestinesi e i progressi recentemente raggiunti tra Hamas e Fatah possano portare a una svolta.

Nel frattempo, l’Autorità palestinese ha deciso di rinunciare alla presidenza del Consiglio della Lega Araba, così come spettava per la sessione attuale. Ad annunciarlo, il 22 settembre, il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki. La decisione giunge dopo che la Lega Araba ha respinto una bozza di risoluzione presentata dai gruppi palestinesi, in cui è stato condannato l’accordo annunciato il 13 agosto, relativo alla normalizzazione delle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, a cui si è unito successivamente anche il Bahrein.

Al-Maliki ha precisato che rinunciare alla presidenza non significa ritirarsi dall’organizzazione panaraba. Tuttavia, l’accordo di normalizzazione, è stato riferito, è in contrapposizione alle decisioni prese in precedenza, tra cui l’Iniziativa di pace araba, e pone maggiori sfide per l’Autorità palestinese. Pertanto, quest’ultima, non vuole assistere i Paesi arabi nella loro corsa verso la normalizzazione, prendendo decisioni verso cui potrà difficilmente opporsi.

Il patto a cui si fa riferimento, nominato “accordo Abraham”, ha di fatto normalizzato le relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. In particolare, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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