Incendio di Moria: l’Italia ospiterà 300 richiedenti asilo

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 18:15 in Grecia Italia

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Il Ministero dell’Interno italiano ha firmato un protocollo con la comunità di Sant’Egidio per consentire l’ingresso in Italia di 300 richiedenti asilo rimasti senza riparo dopo l’incendio che ha distrutto il campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo. L’iniziativa, che coinvolge principalmente minori non accompagnati e altre persone considerate “vulnerabili”, creerà una sorta di “corridoio umanitario” tra Grecia e Italia che consentirà ai migranti di entrare nella penisola. Il 9 settembre, quando le fiamme sono divampate nel centro di accoglienza di Lesbo, quasi 13.000 persone si sono ritrovate senza un tetto, costrette a vivere per giorni in tende improvvisate sui lati delle strade e nella boscaglia circostante.

Il protocollo è stato firmato dal capo del Dipartimento per le libertà civili e le migrazioni, Michele di Bari, su consiglio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese e il capo della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. L’organizzazione del corridoio umanitario è stata invece affidata alla Comunità con la collaborazione del Ministero dell’Interno.

“Questa è la risposta dell’Italia all’appello dell’Unione europea”, ha affermato il Viminale in un comunicato stampa. Come riportato dallo stesso Ministero, i pilastri principali del protocollo sono rappresentati dall’ospitalità e dall’integrazione. In più, l’iniziativa mira a facilitare l’arrivo legale dei migranti, in “condizioni di sicurezza”. I soggetti interessati sono i “richiedenti protezione internazionale”, e soprattutto le persone più vulnerabili, che hanno urgente bisogno di essere coinvolte in un percorso di “inclusione” oltre che di “stabilizzazione sociale, culturale e linguistica”. L’intero progetto durerà probabilmente 18 mesi.

Michele di Bari ha commentato l’accordo sottolineando che si tratta di una “sfida” che le parti coinvolte sono “pronte ad affrontare”. Inoltre, il capo del Dipartimento per le libertà civili e le migrazioni ha dichiarato che il protocollo è l’esempio della cooperazione con la Comunità di Sant’Egidio e altri enti simili impegnati nel fornire assistenza dopo il grave incendio avvenuto in Grecia. “È un esempio di come le istituzioni riescano a essere al servizio dei più deboli nei loro compiti quotidiani, garantendo la difesa dei diritti delle categorie più vulnerabili” ha affermato.

A sua volta, il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha dichiarato che i corridoi umanitari “mostrano un volto positivo dell’Italia”, che “insieme ad altri Paesi europei, guarda al futuro, rispondendo alla crisi umanitaria con senso di umanità e con l’offerta di percorsi di integrazione”. Secondo Impagliazzo, “l’Italia è un Paese fatto di cittadini che non vogliono rassegnarsi guardando le persone che soffrono e in fuga dalle crisi umanitarie”. Al contrario, gli italiani desiderano offrire una risposta basata su “ospitalità e legalità”. “I richiedenti asilo che vivono in condizioni drammatiche nell’isola di Lesbo”, ha concluso Impagliazzo, “ora possono sperare in una nuova vita in Italia nel nostro continente”.

Secondo quanto riportato dal Ministero dell’Interno, la collaborazione tra il Viminale e la Comunità di Sant’Egidio ha già permesso a 67 rifugiati di entrare in Italia da Lesbo attraverso un primo corridoio umanitario sperimentale realizzato insieme alla cosiddetta “Elemosineria Apostolica”. In particolare, quelle famiglie hanno viaggiato sull’aereo di Papa Francesco dopo la sua visita, nell’aprile 2016.

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Chiara Gentili

di Redazione

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