Duterte contro la Cina all’Assemblea Generale dell’ONU

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 11:49 in Cina Filippine

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Alla 75esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 22 settembre, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha espresso ferma opposizione alla Cina per quanto riguarda le dispute territoriali tra i due Paesi, riportando sul tavolo delle Nazioni Unite il dibattito sulle aree di sovranità nel Mar Cinese Meridionale.

Nel discorso preregistrato e trasmesso in tale occasione, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che aveva spesso generato i timori di Washington per la sua propensione verso Pechino, ha ribadito che la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016 “non ammette compromessi”. Nel suo intervento, che ha seguito quello del capo di Stato cinese, Xi Jinping, il presidente filippino ha dichiarato che:” La sentenza fa ora parte della legge internazionale, al di là dei compromessi e dei tentativi dei governi di indebolirla, sminuirla o abbandonarla” e ha aggiunto che: “Le Filippine respingono qualsiasi tentativo di danneggiarla”.

Nel 2016, il Tribunale dell’Aia si era espresso su una disputa tra la Cina e le Filippine, dopo che il governo dell’allora presidente filippino, Benigno Aquino, nel 2013, aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi nel Mar Cinese Meridionale. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta della linea dei 9 tratti, e si era espressa in favore delle Filippine sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina, da parte sua, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione né tantomeno rispettato.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e poi modificata nel 1953 dal governo della Repubblica Popolare Cinese, nella quale con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole quasi per intero. Nel 2009, la Cina ha poi presentato la mappa alle Nazioni Unite indicandola come riferimento delle proprie rivendicazioni e diritti.

La posizione adottata da Duterte il 22 settembre è opposta a quanto fatto nel 2016, dopo l’emissione della sentenza, quando il neo-presidente filippino ne sminuì l’esito e cercò di aprire da subito un dialogo con Xi Jinping non appena assunta la carica presidenziale, il 30 giugno di quell’anno. Le parole di Duterte hanno riecheggiato quelle del suo Ministero degli Esteri che negli ultimi mesi ha ribadito in più occasioni l’esito della sentenza dell’Aia e che ha sempre cercato di mantenere una posizione ferma rispetto alle dispute marittime con la Cina, diversamente da Duterte che ha alternato momenti di accondiscendenza e opposizione .

Rispetto alla disputa, una chiara posizione era stata adottata anche dagli Stati Uniti lo scorso 13 luglio, quando il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza e l’allineamento ufficiale della posizione di Washington a quanto da essa previsto. Contestualmente, Pompeo aveva rivolto un appello ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità, respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino. Quest’ultima aveva da subito criticato le affermazioni di Pompeo, sostenendo che Washington stesse destabilizzando la pace e la stabilità dell’area cercando di creare attriti tra le parti coinvolte e incrementando la propria presenza militare in loco.

Il 16 settembre, anche la Francia, la Germania e il Regno Unito hanno emesso una nota congiunta alle Nazioni Unite in cui si sono opposte alle rivendicazioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale facendo seguito all’Australia che aveva espresso la stessa posizione lo scorso 25 luglioA tal proposito, il 22 settembre, Duterte ha accolto con favore il crescente numero di Paesi che stanno sostenendo la sentenza del 2016, e, lo scorso 21 settembre,  il segretario agli Affari Esteri delle Filippine, Teodoro Locsin, ha affermato che qualsiasi Codice di condotta per il Mar Cinese Meridionale negoziato con la Cina prevedrà la “presenza Occidentale”, in tali acque, aggiungendo: “Crediamo che la libertà del popolo filippino dipenda dall’equilibrio di potenza nel Mar Cinese Meridionale”.

Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche. Al momento, sia Pechino, sia Washington hanno incrementato le attività militari nell’area, destando i timori di più osservatori rispetto alla possibilità di uno scontro.

Gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente Duterte aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto, lo scorso 11 febbraio. Tuttavia, il successivo 2 giugno, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, e in tale occasione lo stesso Locsin aveva motivato la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della competizione tra superpotenze. Ciò ha dimostrato che l’atteggiamento di Pechino rispetto alle dispute ha evocato timori nelle Filippine che hanno deciso di mantenere gli USA impegnati militarmente nell’area con il VFA, elemento chiave nella Strategia per l’Indo-Pacifico di Washington.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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