Cina e India: interrotto l’invio di soldati al confine, obiettivo la pace

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 10:15 in Cina India

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Il portavoce del Ministero della Difesa Cinese, Wu Qian, il 22 settembre, ha reso noti gli esiti del sesto round di negoziati a livello militare avvenuti il giorno precedente tra i capi degli eserciti cinese e indiano schierati lungo il confine de facto tra i due Paesi, anche noto come Linea di controllo effettivo (LAC), per ridurre le tensioni in atto dallo scorso 5-6 maggio.

A seguito dell’incontro organizzato in un presidio cinese sul lago tibetano Moldo, nel settore occidentale della LAC, le parti hanno rilasciato un comunicato congiunto in cui hanno confermato la volontà di rispettare il consenso raggiunto dai leader dei rispettivi Paesi, rafforzare la comunicazione in loco, evitare incomprensioni ed errori di giudizio, interrompere l’invio di soldati lungo il confine, non alterare unilateralmente lo status attuale nell’area ed evitare di adottare azioni in grado di esacerbare la situazione. Oltre a questo, le parti hanno altresì deciso di organizzare quanto prima il settimo round di negoziati a livello militare il prima possibile e di adottare misure concrete per mantenere la pace e la tranquillità nelle aree di confine.

Cina e India hanno dispiegato migliaia di soldati lungo la LAC, soprattutto nel suo settore occidentale dove il territorio indiano di Ladakh confina con la regione autonoma cinese del Tibet. L’incremento della presenza militare è iniziato in seguito allo scorso 5-6 maggio, quando si sono verificati i primi scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967.

 Infine, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  

La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Il primo, rappresenta un nodo centrale delle dispute e fa riferimento all’area nota come Arunachal Pradesh. La Cina la considera parte del proprio territorio al punto che l’ha definita “Tibet meridionale”, mentre, per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Il settore centrale del confine, invece, si colloca sull’altopiano del Doklam, situato alla giuntura tra India, Bhutan e Cina e, storicamente, è stato il settore più pacifico della LAC, nonostante sia stato teatro dell’ultimo momento stallo tra gli eserciti rispetto a quello attuale, nel 2017. Per quanto riguarda, infine, il settore occidentale del confine questo è situato tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nella regione asiatica del Kashmir, caratterizzata da una grande presenza militare e dove sono in corso dispute territoriali anche tra India e Pakistan, vicino alla Cina, che ne amministrano aree distinte. Le ultime tensioni sino-indiane avvenute in loco sembrerebbero essere state accese dal potenziamento delle infrastrutture indiane a ridosso della LAC, tutt’ora in corso.

La riduzione degli attriti di confine tra Cina e India sembra essere quanto mai urgente, anche in considerazione dell’arrivo della stagione invernale, che vedrà le temperature della regione himalayana scendere anche sotto i 60 gradi Celsius, rendendo ardua l’organizzazione logistica delle truppe.

Il sesto dialogo a livello militare ha fatto seguito all’incontro tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, avvenuto lo scorso 10 settembre a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. In tale occasione, i due ministri avevano deciso di ridurre le tensioni rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti. In precedenza, il 4 settembre, sempre a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, si erano incontrati anche i ministri della Difesa cinese e indiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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