Afghanistan: nuovo incontro tra i gruppi di contatto a Doha

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 18:35 in Afghanistan Asia

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I gruppi di contatto di entrambe le delegazioni che partecipano ai negoziati di pace intra-afghani a Doha, in Qatar, hanno ripreso le discussioni, il 23 settembre. Ancora minimi i progressi. 

Gli incontri sono durati diverse ore e miravano a mettere a punto le regole procedurali e i regolamenti per i colloqui formali tra il governo afghano e i talebani. “Su 18 punti controversi è stato raggiunto un accordo. I nostri gruppi di contatto hanno continuato oggi le loro discussioni sulle due questioni rimanenti. Le prospettive si sono avvicinate, tuttavia, non hanno raggiunto un accordo definitivo su questi punti in modo da poter passare all’ordine del giorno dei colloqui “, ha dichiarato Attaullah Ludin, un membro del team negoziale del governo di Kabul. “Oggi le parti hanno continuato il loro incontro. Stiamo facendo del nostro meglio per fare progressi. Si spera che in uno o due giorni – o nei prossimi giorni – raggiungeremo un accordo sulla questione delle regole e dei regolamenti e raggiungeremo una decisione sugli incontri “, ha aggiunto Khalid Noor, un altro membro della squadra negoziale governativa. 

Tuttavia, il quotidiano locale, Tolo News, riferisce che alcune fonti a Doha hanno riferito che non ci sono stati progressi riguardo all’ordine del giorno dei colloqui, che è un altro punto controverso. Nel frattempo, l’ufficio di Abdullah Abdullah, il capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul, ha comunicato che l’uomo effettuerà presto un viaggio ufficiale in Pakistan per aiutare a costruire un consenso regionale nei colloqui di pace. Intanto, il 22 settembre, il rappresentante speciale degli USA per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha testimoniato davanti alla sottocommissione per la sicurezza nazionale della Camera degli Stati Uniti sulla politica per l’Afghanistan dell’amministrazione Trump. Khalilzad ha affermato che la Casa Bianca “proteggerà i propri interessi” in tutte le circostanze in Afghanistan e che il “popolo afghano soffrirà”, se non ci sarà un accordo di pace. Alla domanda se i talebani onoreranno l’accordo USA-talebani se le truppe statunitensi si stanno ritirando, Khalilzad ha risposto che la riduzione delle truppe statunitensi non significa che le forze statunitensi non possono portare a termine la loro missione. Una rivalutazione sarà necessaria quando le truppe scenderanno a 4-5.000, ha affermato, aggiungendo: “Credo che siamo impegnati nei termini dell’accordo”.

Secondo il rappresentante degli USA; i talebani hanno compiuto alcuni “passi positivi” nel rompere i legami con Al-Qaeda, ma hanno ancora molto da fare per onorare i loro impegni, ha dichiarato Khalilzad, aggiungendo che il ritiro delle truppe degli Stati Uniti dipenderà dalla loro capacità di mantenere le loro promesse. Secondo quanto ha affermato il Dipartimento della Difesa degli USA, in un report pubblicato a giugno del 2020, Al-Qaeda sostiene e coopera regolarmente con i talebani. Il fine è quello di “minacciare la stabilità del governo afghano e il gruppo ha un interesse a lungo termine per quanto riguarda gli attacchi contro le forze statunitensi e contro gli obiettivi occidentali nella regione”. Tuttavia, secondo il Pentagono, la minaccia principale è rappresentata dalla sezione indiana dell’organizzazione terroristica, nota come al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (AQIS). La sezione centrale di Al-Qaeda, invece, si concentra sulla sopravvivenza e nell’assicurarsi che i propri rifugi rimangano praticabili. 

Già il 29 maggio, un rapporto delle Nazioni Unite aveva reso noto che i talebani rispettavano una delle parti fondamentali dell’accordo tra Stati Uniti e talebani, che prevedeva proprio la fine dei legami con Al-Qaeda. Secondo le UN, i talebani si sono consultati regolarmente con Al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e hanno offerto garanzie che avrebbe onorato i loro legami storici”, afferma il rapporto. Inoltre, secondo il documento, un nuovo gruppo, chiamato Hizb-e-Wilayat-e-Islami, è stato creato al di fuori dell’Afghanistan e comprende i membri dei talebani che si oppongono all’accordo di pace con gli Stati Uniti. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in Afghanistan a seguito del crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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