USA-EAU: i limiti imposti da Israele per la vendita di armi

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 21:22 in Emirati Arabi Uniti Israele USA e Canada

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Gli Stati Uniti stanno preparando un accordo iniziale per la vendita di caccia stealth F-35 agli Emirati Arabi Uniti (EAU), che potrebbe essere finalizzato entro dicembre. Tuttavia, la tecnologia bellica venduta ad Abu Dhabi non deve intaccare “vantaggio militare qualitativo” di Israele nella regione. 

La notizia è stata riportata in esclusiva dall’agenzia di stampa Reuters, che cita fonti vicine ai negoziati. Queste hanno affermato che l’obiettivo degli USA è quello di avere una cosiddetta “lettera di accordo” in tempo per la Giornata Nazionale degli EAU, che si celebra il 2 dicembre. Una volta che una lettera di accordo è stata firmata, può essere imposta una multa a qualsiasi parte che si ritiri dall’affare. Tuttavia, qualsiasi intesa deve soddisfare i timori del governo israeliano, che vuole che gli armamenti statunitensi venduti nella regione Mediorientale non compromettano il “vantaggio militare qualitativo” di Israele. Per questo, le forze armate israeliane devono ricevere tecnologia bellica statunitense “superiori in termini di capacità”, rispetto a quelle vendute ai suoi vicini. Di conseguenza, Washington sta studiando come rendere gli F-35 della Lockheed Martin Corp maggiormente visibili ai sistemi radar israeliani, secondo quanto riferito dalle fonti consultate dall’agenzia di stampa. Non è chiaro se il risultato sarà ottenuto tramite una modifica del jet o fornendo ad Israele un radar più potente. Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, deve incontrare il suo omologo statunitense, Mark Esper, a Washington, il 22 settembre, probabilmente per discutere anche di questo tema.

L’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Washington non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento e la Casa Bianca ha rifiutato di commentare. Una portavoce del Pentagono ha invece riferito a Reuters che “per una questione di politica, gli Stati Uniti non confermano o commentano le vendite o i trasferimenti nel settore della Difesa, finché non vengono formalmente notificati al Congresso”. La possibilità che gli USA vendano questo tipo di armamenti ad un Paese mediorientale è una conseguenza della firma degli accordi che hanno normalizzato le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) e il Bahrein, avvenuta il 15 settembre. Prima di tali intese, una vendita di questo tipo non sarebbe stata accettata dal governo israeliano. A seguito di questa “normalizzazione”, un processo silenzioso che va avanti da anni, Israele e gli UAE hanno annunciato accordi in diversi settori, avviando una nuova fase di cooperazione economica e commerciale. 

Tra le varie iniziative, il 21 settembre, la banca israeliana Leumi e la Dubai Ports World, una società di logistica multinazionale degli Emirati con sede a Dubai, hanno reso noto di aver siglato un memorandum di intesa volto ad aumentare gli scambi commerciali tra Israele ed i restanti Paesi mediorientali. In particolare, stando a quanto affermato da Leumi, definita uno dei maggiori istituti bancari israeliani, l’intesa include anche finanziamenti per lo sviluppo del settore portuale israeliano. La DP World ha invece parlato di “semplificazione dei requisiti di capitale circolante”, al fine di migliorare il flusso delle spedizioni e favorire soluzioni digitali per i servizi di logistica integrata, così da far fronte ad eventuali carenze nelle catene di approvvigionamento. Parallelamente, la DP World, di proprietà del governo, ha annunciato che collaborerà con un gruppo israeliano per partecipare alla gara inerente alla gestione di uno dei due porti principali in Israele.

La “normalizzazione”, finalizzata con la firma del 15 settembre, ha reso rispettivamente Emirati Arabi Uniti e Bahrein il terzo e il quarto Paese arabo a riconoscere la sovranità dello Stato d’Israele. Il primo era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. A seguito della nuova intesa e della “normalizzazione” dei rapporti tra i Paesi del Golfo e Tel Aviv, migliaia di palestinesi si sono detti indignati e preoccupati dalla nuova posizione del mondo arabo, che li aveva da sempre supportati contro l’occupazione israeliana. La mossa è stata definita dai palestinesi un vero e proprio “tradimento” che indebolisce ulteriormente la posizione panaraba basata sul principio della normalizzazione dei rapporti con Israele in cambio del ritiro israeliano dal territorio occupato e dal riconoscimento della Palestina come uno Stato a sé.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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