Tensioni USA-Vaticano per i rapporti con la Cina

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 18:50 in Cina USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha criticato il Vaticano per l’accordo con la Cina che permette la partecipazione del Papa alla nomina dei vescovi cinesi. La Santa Sede ha difeso la propria posizione e ha definito inusuale l’atteggiamento statunitense. 

Pompeo ha evidenziato il tema in una serie di post su Twitter e in un editoriale pubblicato il 19 settembre su una rivista cattolica conservatrice statunitense, “First Things”. Nello specifico, il segretario di Stato degli USA sostiene che il Vaticano non dovrebbe rinnovare l’accordo con Pechino, firmato 2 anni fa e in scadenza ad ottobre. “Il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale, se dovesse rinnovare l’accordo”, ha scritto in un post su Twitter. Inoltre, nell’editoriale, Pompeo ha aggiunto che da quando è stata siglata l’intesa del Vaticano con la Cina, le condizioni per i cristiani cinesi sono peggiorate. “Ora più che mai, il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità della Chiesa a sostegno dei credenti”, ha scritto.

Evidenziando un confronto tra Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II, considerato un eroe dai conservatori statunitensi, Pompeo ha affermato che la Chiesa aveva ispirato i movimenti nell’Europa Orientale che avevano contribuito a far cadere il muro di Berlino nel 1989. “Quello stesso potere di testimonianza morale dovrebbe essere utilizzato oggi nei confronti del Partito Comunista Cinese”, ha scritto il segretario di Stato degli USA. La rivista in cui è apparso l’editoriale è stata molto critica nei confronti di Papa Francesco, in passato. Nel 2019, una delle sue firme ha pubblicato un lungo editoriale intitolato “Un papato in fallimento”.

Le parole di Pompeo fanno riferimento ad un accordo firmato il 22 settembre 2018 da Papa Francesco e dal governo di Pechino, della durata di 2 anni. Questo garantisce alla Santa Sede l’ultima parola sulla nomina dei vescovi in Cina e consente anche ai cattolici cinesi di riconoscere il Vaticano e il Papa stesso come leader della Chiesa universale. Prima di questa intesa, alla Chiesa Cattolica ufficiale in Cina era stato impedito di riconoscere l’autorità di Roma, mentre solo la Chiesa clandestina e non ufficiale continuava a farlo. Alcuni critici conservatori statunitensi hanno condannato l’accordo, considerato una sottomissione al governo comunista. Il Vaticano, da parte sua, ha discusso con alcuni funzionari statunitensi delle dichiarazioni di Pompeo, ma non ha intenzione di rilasciare un commento pubblico al riguardo, secondo quanto riferito da fonti interne alla Santa Sede all’agenzia di stampa Reuters. 

Tuttavia, 3 alti funzionari vaticani, in condizione di anonimato, hanno affermato che il Vaticano è stato colto alla sprovvista dai commenti di Pompeo, che dovrebbe recarsi in visita presso la Santa Sede alla fine del mese di settembre. Un’altra autorevole fonte interna ha dichiarato che il Vaticano è “sorpreso” per l’intervento del segretario di Stato degli USA, proprio in ragione degli imminenti colloqui tra le due parti. “Questo non è un modo normale per impostare un’agenda. Normalmente ci sono scambi confidenziali per determinare cosa sarà discusso all’ordine del giorno”, ha aggiunto. In risposta al suggerimento di Pompeo, sul fatto che il Vaticano dovrebbe mantenere una linea più dura con la Cina, un altro dei funzionari della Santa Sede ha dichiarato: “Potremmo fare dichiarazioni grandiose, ma non vi è alcuna indicazione che queste avranno alcun effetto, tranne forse peggiorare la situazione per i nostri fedeli cattolici in quei territori”.

Infine, in un post su Twitter, l’arcivescovo Mark Coleridge di Brisbane, in Australia, ha criticato i commenti di Pompeo e li ha definiti un “tentativo di spingere la Santa Sede in un discutibile programma politico/elettorale nazionale che si svolge però sulla scena internazionale”. I rapporti tra Washington e Pechino sono peggiorati a partire dall’avvio della guerra commerciale, che è cominciata il 23 marzo 2018, con l’imposizione delle prime tariffe che sono andate poi aumentano nei mesi successivi, a seguito delle accuse statunitensi contro la Cina su numerosi temi, tra cui comportamenti sleali nei mercati internazionali e furto di tecnologia. I due Paesi hanno quindi intensificato gli scontri anche per quanto riguarda numerose questioni regionali, come le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, le rivendicazioni di entità territoriali come Taiwan e Hong Kong. Inoltre, la Casa Bianca ha attaccato direttamente la Cina a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus, accusandola di aver nascosto i dettagli riguardanti la gravità della crisi e suggerendo che Pechino poteva aver “creato” il virus in laboratorio. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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