Il presidente dell’Autorità palestinese chiede aiuto a Erdogan

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 9:08 in Palestina Turchia

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Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, si è rivolto al capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, chiedendo il sostegno di Ankara per organizzare elezioni anticipate e superare le divergenze interne.

La richiesta è giunta il 21 settembre nel corso di una conversazione telefonica, alla luce degli ultimi sviluppi legati agli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein. In particolare, Abbas ha descritto al proprio interlocutore la situazione attuale, che vede i gruppi palestinesi, Fatah e Hamas in primis, impegnati in colloqui con il fine di unirsi su un unico fronte. Il fine ultimo è far fronte alle divergenze tra le 14 fazioni palestinesi, così che la riconciliazione possa favorire l’organizzazione di elezioni. A tal proposito, Abbas ha chiesto al presidente Erdogan il suo supporto, anche attraverso l’invio di osservatori turchi che possano monitorare l’intero processo elettorale. La richiesta giunge alla luce della posizione di Ankara in merito alla questione palestinese, caratterizzata dall’opposizione verso i piani di annessione delineati da Israele e dal sostegno per l’istituzione di uno Stato palestinese.

Nel corso della telefonata, il presidente dell’Autorità palestinese ha poi ringraziato la sua controparte turca per le posizioni assunte dalla Turchia a sostegno della Palestina e della sua giusta causa, e per i contatti che il presidente Erdogan ha stabilito con i presidenti di Serbia e Kosovo, esortandoli a non aprire loro ambasciate o uffici a Gerusalemme. Circa gli ultimi sviluppi regionali, Abbas ha altresì evidenziato come gli Stati Uniti stiano esercitando pressioni su diversi Paesi arabi, affinché normalizzino le proprie relazioni con Israele. Per l’Autorità palestinese è necessario far fronte a pressioni simili, invitando gli Stati del mondo arabo a rispettare l’Iniziativa di Pace araba del 2002.

In tale quadro, il 21 settembre stesso, il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, ha affermato che la mossa del Regno di stabilire relazioni con Israele non è diretta contro alcuna entità o forza, ma mira a raggiungere una pace globale in Medio Oriente. In particolare, re Hamad ha dichiarato che Manama continua a sostenere il popolo palestinese e l’Iniziativa di Pace araba, con la quale era stato proposto di istituire uno Stato per la Palestina e l’abbandono da parte di Israele dei territori occupati nel 1967. “La tolleranza e la convivenza costituiscono le caratteristiche più rilevanti della nostra identità”, sono state le parole del monarca bahreinita.

È del 15 settembre la cerimonia con cui sono stati ufficialmente siglati gli accordi di normalizzazione tra Israele, UAE e Bahrein, con il sostegno di Washington. Già il 3 settembre, a seguito dell’annuncio di tale nuova alleanza, il presidente Abbas aveva tenuto un incontro con i leader di tutte le fazioni palestinesi, tra cui figuravano altresì il capo dell’ufficio politico del Movimento Islamico di Resistenza Hamas, Ismail Haniyeh, in videoconferenza dal Libano, e la guida del Jihad Islamico Palestinese, Ziyad Al-Nakhalah. Le discussioni di Ramallah e Beirut hanno avuto come obiettivo la creazione di una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

Per martedì 22 settembre è previsto un ulteriore meeting, a Istanbul, tra delegazioni di Hamas e Fatah, finalizzato a colmare un divario presente da circa 15 anni tra i gruppi palestinesi. Lo scopo è poi mettere in pratica quanto stabilito il 3 settembre, giorno in cui sono stati formati tre comitati, a cui sono state affidate missioni specifiche. Il primo è incaricato di formare una “leadership nazionale unificata sul campo” che guiderà il movimento di resistenza popolare contro l’occupazione israeliana. Al secondo comitato è stato assegnato il compito di delineare una “visione congiunta” che ripristini l’unità tra Gaza e la Cisgiordania, mentre la terza commissione dovrà provare a dare nuovo slancio all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Abbas ha promesso che accetterà tutte le proposte avanzate dalle commissioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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