Lituania: forze militari statunitensi sono un “deterrente”

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 17:03 in Repubbliche Baltiche USA e Canada

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Un nuovo contingente di truppe statunitensi sarà schierato in Lituania a novembre, ma la loro presenza non è da collegare all’attuale situazione nella vicina Bielorussia, ha assicurato, martedì 22 settembre, il ministro della Difesa lituano, Raimondas Karoblis.

Più di 500 soldati statunitensi, circa 25 carri armati Abrams e almeno 30 mezzi corazzati Bradley sostituiranno un contingente arrivato in Lituania il 4 settembre per un mandato di due mesi vicino al confine con la Bielorussia. La nuova forza rimarrà sul luogo, secondo i piani, fino a metà giugno 2021.

Il ministro della Difesa lituano ha affermato che l’arrivo di uomini e mezzi militari statunitensi nel Paese baltico non va collegato ai recenti sviluppi in Bielorussia. Le attività militari vicino al confine si sono ridotte questo mese dopo le intense esercitazioni tenute ad agosto, ha sottolineato Karoblis.

“La presenza degli Stati Uniti ci rende più calmi, è un potente deterrente, ma non è collegata specificamente alla situazione in Bielorussia, piuttosto alla situazione geopolitica dopo che la Russia ha iniziato la sua aggressione in Ucraina e Georgia”, ha specificato il ministro lituano parlando ai giornalisti presso il Pabrade Military Training Grounds. Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Lituania, Robert Gilchrist, ha assicurato che non c’è alcun collegamento diretto tra la presenza di truppe statunitensi al confine e la situazione in Bielorussia. “Si tratta di prontezza, si tratta di lavorare con i nostri alleati”, ha detto.

La Bielorussia sta vivendo in un clima di agitazioni e proteste da almeno 6 settimane, quando l’attuale presidente, Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato nuovamente vincitore, per la sesta volta consecutiva, alle contestate elezioni del 9 agosto. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato avrebbe ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero Svetlana Tichanovskaja, avrebbe invece guadagnato il 10,12% dei consensi. L’opposizione, tuttavia, contesta i risultati e sostiene fortemente che le votazioni siano state soggette a brogli. Anche l’Unione Europea non riconosce l’esito dell’elezione preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni. Il governo lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko, seguito pochi giorni dopo da Estonia e Lettonia.

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha infine invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

Da quando sono iniziate le manifestazioni, Lukashenko ha accusato la NATO di voler accumulare uomini e mezzi militari vicino ai suoi confini. Pertanto, il presidente bielorusso ha avviato una serie di esercitazioni lungo la frontiera con Lituania e Polonia e ha messo metà del suo esercito nel più alto stato di allerta. Il leader, tuttavia, ha specificato che non vuole che si combatta una guerra nel suo Paese. “Non voglio che la Bielorussia e la stessa Polonia, o la Lituania, si trasformino in un teatro di operazioni militari dove non verranno risolti i nostri problemi, ma solo aggravati”, ha detto il 17 settembre durante il forum femminile “Per la Bielorussia”, che si tiene nel complesso culturale e sportivo della capitale “Minsk-Arena”. In tale occasione, Lukashenko ha altresì annunciato la decisione di chiudere il confine di stato con la Lituania e la Polonia, nonché di rafforzare il confine con l’Ucraina.

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Chiara Gentili

di Redazione