L’Italia nell’intreccio dei conflitti: Libia, Mediterraneo orientale e Iran

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 10:21 in Il commento Italia

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L’Italia è circondata da tre conflitti, reali e potenziali, che mettono a rischio i suoi interessi nazionali. Monitorarli è gravoso, ma non così difficile, giacché sono intrecciati. Il primo conflitto è in Libia, il secondo è nel Mediterraneo orientale e il terzo è il riavvicinamento tra Israele e i Paesi del Golfo. Che questa rubrica classifichi quest’ultimo processo come un conflitto è qualcosa che chiariremo più avanti. Per ora, mettiamo a fuoco ciò che sta accadendo in Libia, dove gli ultimi avvenimenti sono favorevoli all’Italia. Il 4 aprile 2019, Haftar aveva cinto d’assedio Tripoli e, per indurlo alla pace, è stata necessaria la guerra, che la Turchia ha combattuto al posto dell’Italia. Siccome Conte non poteva sparare contro Haftar, ha lasciato che fosse Erdogan a premere il grilletto. Il risultato, favorevolissimo all’Italia, è stato che Haftar ha invocato la pace con la foga di chi sta per affogare, d’intesa con il presidente dell’Egitto, al-Sisi. Senza Erdogan, Tripoli sarebbe caduta e l’Italia avrebbe subito un’umiliazione davanti al mondo intero, oltre a essere danneggiata nei suoi interessi materiali. Dopo l’uccisione di Regeni, l’Egitto avrebbe scalzato l’Italia dalla Tripolitania e preso il suo posto al fianco della Francia. In sintesi, il blocco Italia-Turchia ha sconfitto il blocco Francia-Egitto: non è vero che gli italiani perdono sempre in politica internazionale. Un’altra buona notizia è che ognuno dei due fronti ha capito di non poter prevalere e sembra intenzionato a fare la pace. Non sappiamo quanto dureranno le nobili intenzioni, ammesso che ce ne siano, ma i passi avanti sono concreti. Il governo di Tobruk si è dimesso sotto le proteste a Bengasi contro il basso tenore di vita, mentre il premier di Tripoli ha annunciato che si dimetterà a ottobre. Le dimissioni da ambo i lati sono concepite per favorire la distensione, lasciando spazio ai presunti “uomini nuovi”, che non hanno partecipato alla guerra. Quanto al secondo conflitto, quello nel Mediterraneo orientale, gli accordi in Libia tra Turchia ed Egitto, nemici in ogni angolo della Terra, stanno favorendo la distensione tra loro in questo tratto di mare, dove competono per il gas e il petrolio. Anche questa è una buona notizia per l’Italia, che sarebbe danneggiata da uno scontro tra turchi da una parte ed egiziani e greci dall’altra. L’Italia è legata all’Egitto e alla Grecia con i fatti e le parole; alla Turchia, invece, è legata soltanto con i fatti perché Conte e Di Maio sanno che gli italiani non sono pronti a sentirsi dire che sono alleati dei turchi. E così il governo Conte ha fatto qualcosa, l’alleanza con la Turchia, che non discute in pubblico, per ragioni di psicologia collettiva. A un popolo viene detto soltanto ciò che è pronto a sentirsi dire. In merito al terzo conflitto, le notizie non sono buone. Il riavvicinamento tra Israele e i Paesi del Golfo è una manovra per colpire l’Iran, come ha affermato Mike Pompeo, segretario di Stato americano. Ecco perché rubrichiamo il riavvicinamento come “conflitto potenziale”. Gli Emirati Arabi Uniti hanno bisogno della pace con Israele per acquistare gli F-35 americani in funzione anti-iraniana: aerei che Trump non venderebbe mai a un Paese ostile a Netanyahu giacché Israele, avendo un numero di soldati relativamente piccolo, deve sovrastare i nemici nei cieli, come avvenne nella guerra del 1967, in cui polverizzò l’aeronautica militare dei nemici, riducendoli nella condizione umiliante in cui versano ancora oggi. Il problema, per gli interessi dell’Italia, è che il riavvicinamento avviene non solo contro l’Iran, ma anche contro la Turchia. Il Medio Oriente è caratterizzato da molti blocchi fluidi e da quattro blocchi rigidi. Per “blocco fluido”, intendiamo un gruppo di Paesi con rapporti altalenanti; per “blocco rigido”, intendiamo un gruppo di Paesi concepito per combattere una guerra rimanendo unito. Il primo blocco rigido è composto da Turchia e Qatar; il secondo da Arabia Saudita, Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti; il terzo dall’Iran, che fa blocco a sé. Il quarto è Israele, un altro blocco a sé, che sta entrando nel blocco dell’Arabia Saudita o forse dovremmo dire che l’Arabia Saudita sta entrando nel blocco di Israele. Questa operazione accresce le tensioni tra i blocchi in Medio Oriente, attivi anche in Libia e nel Mediterraneo orientale. I conflitti sono intrecciati e all’Italia serve la pace su tutti i fronti, incluso quello con l’Iran.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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