Lavrov parla di Siria: la guerra tra Assad e i ribelli è finita

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 8:26 in Russia Siria

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Il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, ha affermato che la guerra in Siria tra le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, ed i gruppi ribelli è terminata.

“Lo scontro militare tra il governo e l’opposizione è terminato” sono state le parole di Lavrov. In particolare, in un’intervista con il quotidiano arabo al-Arabiya del 21 settembre, il ministro russo ha precisato che, al momento, il conflitto siriano si concentra soltanto in alcuni “punti caldi”, ovvero la regione Nord-occidentale di Idlib e le aree ad Est dell’Eufrate. La prima zona è controllata dai gruppi affiliati ad Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un’organizzazione bandita in Russia ma che, a detta di Lavrov, sta restringendo la propria sfera di influenza. Nella seconda regione vi sono, invece, le forze statunitensi, le quali affiancano le Syrian Democratic Forces (SDF) nella lotta contro lo Stato Islamico. Secondo il ministro russo, le forze di Washington “giocano in modo irresponsabile” con i curdi. In particolare, gli USA avrebbero consentito l’ingresso in Siria di una compagnia petrolifera ed hanno iniziato ad estrarre petrolio per soddisfare i propri interessi, ma senza tener conto della sovranità ed integrità territoriale della Siria, come previsto dalla risoluzione 2254 del consiglio di Sicurezza.

Il riferimento va altresì all’accordo siglato il 30 luglio scorso da una compagnia petrolifera USA e il comandante in capo delle SDF, Mazloum Abdi, meglio conosciuto con il nome di guerra di Mazloum Kobani Abdi. La notizia è stata rivelata dalla senatrice repubblicana, Lindsay Graham, nel corso di una riunione del Comitato per le relazioni estere, alla presenza del Segretario di Stato USA, Mike Pompeo. La senatrice ha dichiarato di essere stata informata dallo stesso Mazloum, il quale le ha poi chiesto di riferire i dettagli al capo della Casa Bianca, Donald Trump. La compagnia coinvolta nell’accordo è la Delta Crescent Energy LLC, una società che risponde alle norme dello stato del Delaware.

Nel corso dell’intervista del 21 settembre, Lavrov ha poi riferito che ha di recente incontrato funzionari siriani a Damasco per discutere della situazione politica in Siria, mentre il vice primo ministro Yuri Borisov ha discusso delle prospettive in ambito economico. A tal proposito, il ministro degli Esteri russo ha affermato: “Non credo che chi ha parlato con il presidente siriano, Bashar al-Assad, e altri funzionari statali, possa dire che il governo della Repubblica Araba Siriana conti solo su una soluzione militare al conflitto. Questo non è vero. Lo scontro militare tra il governo del Paese e l’opposizione è terminato”.

Inoltre, Lavrov ha parlato delle operazioni di pattugliamento previste dall’accordo del 5 marzo, da tenersi congiuntamente alle forze turche. In particolare, è stato chiarito che le operazioni sono state sospese per motivi di sicurezza, viste le perduranti provocazioni e gli attacchi da parte di HTS contro le postazioni del regime e la base aerea russa di Hmeimim. Nel frattempo, ha precisato Lavrov, la parte turca ha ribadito l’impegno a contrastare il terrorismo e separare i terroristi dall’opposizione, quest’ultima pronta al dialogo. Pertanto, in linea con il memorandum del 5 marzo, l’obiettivo delle forze russe e turche è “attaccare le postazioni dei terroristi e sterminare il loro unico nido in Siria”. “I nostri colleghi turchi hanno la responsabilità maggiore. La lotta al terrorismo è il compito numero uno” sono state le parole del ministro russo, il quale ha dichiarato che le operazioni riprenderanno non appena la situazione si sarà calmata.

Le parole di Lavrov giungono a poche ore di distanza da quello che è stato definito “il peggior bombardamento di Mosca su Idlib dal cessate il fuoco”. In particolare, il 20 settembre, aerei da guerra russi hanno bombardato la città siriana Nord-occidentale di Idlib e l’area ad essa circostante, controllate dai ribelli, sferrando circa 30 missili. I bombardamenti avevano come obiettivo le postazioni occupate dai ribelli del gruppo jihadista di Hayat Tahrir al-Sham (HTS).

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. 

Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. Le pattuglie, sebbene siano riuscite a compiere circa diversi round, sono state spesso ostacolate non solo da gruppi di ribelli locali, ma anche da Hayat Tahrir al-Sham.

Quest’ultima è un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Già nel corso del 2015, i militanti islamisti erano penetrati a Idlib, infliggendo duri colpi all’esercito di Assad, fino a che, il 30 settembre di quell’anno, la Russia è intervenuta al fianco di Damasco per rovesciare l’andamento del conflitto. Nonostante lo Stato Islamico e Hayat Tahrir Al-Sham siano accomunati dall’ideologia salafita, i due gruppi sono in lotta tra loro. Ancor prima della sconfitta dell’ISIS in Siria, Hayat Tahrir Al-Sham era riuscito ad assumere un ruolo sempre maggiore nel governatorato siriano Nord-occidentale, infiltrandosi nell’amministrazione civile ed effettuando continue espulsioni, assassini e intimidazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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