La Cambogia contro le sanzioni dell’Occidente

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 12:10 in Cambogia Europa USA e Canada

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Il primo ministro della Cambogia, Hun Sen, ha accusato l’Occidente di aver adottato un “doppio standard” nell’imporre sanzioni contro il Paese, sostenendo, da un lato, che Phnom Penh sia vittima di una precisa agenda politica e, dall’altro, che i grandi traguardi raggiunti dal Paese non siano stati né apprezzati né riconosciuti, il 21 settembre. 

Il premier cambogiano, al potere da 35 anni, ha lanciato le accuse in occasione della Giornata Internazionale per la Pace e ha fatto riferimento a sanzioni imposte dall’Unione Europea (UE) sul Paese e dagli Stati Uniti su un’azienda cinese che sta realizzando il grande progetto di Dara Sakor, nel Sud del Paese,  per questioni legate ai diritti umani.

In particolare, Hun Sen ha affermato che l’Occidente abbia utilizzato come strumento politico o come pretesto il tema dei diritti umani per interferire negli affari interni e violare la sovranità e l’indipendenza della Cambogia, così come di altri Paesi più deboli.

Lo scorso 15 settembre, Washington ha imposto sanzioni sull’azienda cinese con sede a Tianjin Union Development Group, accusandola di abusi dei diritti umani e sequestro di terreno per realizzare il progetto immobiliare Dara Sakor, dal valore di 3,8 miliardi, in base a quanto previsto dal Global Magnitsky Human Rights Accountability Act degli USA.

Nel 2008, Union Development Group aveva ottenuto la concessione per 99 anni su un terreno di 36.000 ettari a Dara Sakor, nel Sud-Ovest della provincia cambogiana di Koh Kong, dove ha da allora sviluppato un’area turistica che prevede la realizzazione di un aeroporto, di un porto con acque profonde e di molte altre infrastrutture energetiche, mediche e produttive.

Secondo il Dipartimento del Tesoro degli USA, per la realizzazione del progetto, l’azienda cinese avrebbe negato agli abitanti locali di coltivare riso nei terreni limitrofi, avrebbe bruciato le loro abitazioni e avrebbe utilizzato forze di sicurezza private e l’esercito cambogiano per sottrarre terreno ai cittadini. Sempre secondo il Dipartimento del Tesoro, anche l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu sarebbe intervenuto sulla vicenda chiedendo a Union Development Group di interrompere l’utilizzo delle forze armate e spingendo anche il Consiglio dei Ministri della Cambogia a chiedere all’azienda cinese di interrompere la distruzione delle proprietà dei cittadini cambogiani. Oltre a questo, il progetto aveva già destato sospetti, sempre respinti sia dalle autorità cambogiane, sia da quelle cinesi, sulla possibilità che la Cina intendesse creare una propria base militare in Cambogia.

Il 12 agosto scorso, la Commissione Europea, invece, aveva ripristinato tariffe doganali su alcuni prodotti esportati dalla Cambogia, quali capi di abbigliamento, calzature e articoli da viaggio, per questioni legate al mancato rispetto dei diritti umani e dei lavoratori nel Paese asiatico. In risposta, un portavoce del governo di Phnom Penh, Phay Siphan, aveva affermato che la Cambogia non si sarebbe piegata all’UE abbandonando la propria sovranità e indipendenza, sostenendo che il Paese si fosse già preparato ad una perdita del 20% a causa delle tariffe, adottando misure a sostegno di quei lavoratori che ne risentiranno.

L’UE è uno dei maggiori partner commerciali della Cambogia ed è stata la destinazione del 45% delle esportazioni cambogiane nel 2018, per un valore di 6,4 milioni di dollari e i prodotti venduti all’UE derivano per lo più dall’industria dell’abbigliamento. Bruxelles aveva adottato con la Cambogia il programma detto “Tutto tranne le armi” che prevedeva un accesso facilitato al mercato europeo per una vasta gamma di prodotti ad esclusione delle armi.

L’UE ha affermato che potrebbe ripristinare il libero accesso al mercato europeo se la Cambogia dimostrasse progressi in materia di diritti umani. Le preoccupazioni di Bruxelles sarebbero dovute soprattutto agli eventi legati alle elezioni cambogiane del 2018, quando  Hun Sen aveva messo al bando l’unico partito d’opposizione, guidato da Sam Rainsy, attualmente esiliato.

Di fronte alla pressione dell’UE Phnom Penh si starebbe avvicinando sempre di più a Pechino. Lo scorso 20 luglio, la Cina e la Cambogia hanno completato i negoziati per un accordo di libero scambio e, oltre a questo, la Cambogia ha deciso di partecipare al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, e di sfruttarlo come motore per lo sviluppo nazionale. La Cina è poi un alleato strategico cambogiano anche in termini di difesa, nonché il suo maggior fornitore di attrezzature militari. Nel 2019, Pechino ha promesso 90 milioni di dollari a supporto del settore della difesa cambogiano. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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