Incontro virtuale tra UE, Germania e Turchia: al centro il Mediterraneo orientale

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 20:07 in Europa Germania Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha tenuto un colloquio in videoconferenza, martedì 22 settembre, con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Il confronto è stato concepito come un incontro preparatorio in vista del tanto atteso Consiglio europeo straordinario, durante il quale i Paesi dell’UE discuteranno delle strategie per affrontare la crisi nel Mediterraneo orientale e valuteranno l’imposizione di eventuali sanzioni contro Ankara.

La riunione di Bruxelles, inizialmente prevista per il 24 e il 25 settembre, è stata spostata una settimana dopo, all’1-2 ottobre. L’annuncio è stato diffuso dal portavoce di Michel, il quale ha saputo oggi che uno degli ufficiali addetti alla sua sicurezza, col quale è stato in stretto contatto all’inizio della scorsa settimana, è risultato positivo al coronavirus. Il presidente del Consiglio europeo è risultato negativo al tampone cui è stato immediatamente sottoposto, ma, nel rispetto delle regole del Belgio, è comunque costretto a rimanere in quarantena.

La Turchia e la Grecia si sono dichiarate pronte a riprendere i colloqui sulle rispettive rivendicazioni marittime nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, ha sottolineato la presidenza turca al termine della videoconferenza con i leader di Germania e Unione Europea. Durante il suo intervento, Erdogan ha affermato che lo “slancio parziale” assicurato dalla ripresa del dialogo dovrà essere supportato da passi avanti reciproci. Il presidente turco ha poi detto di sperare che il vertice straordinario dell’UE possa dare nuovo impulso ai legami tra Turchia e Unione Europea, permettendo alle due parti di compiere passi concreti verso l’aggiornamento di un’unione doganale, dei viaggi senza visto e della questione migratoria, interrotta dopo la decisione di Ankara di aprire i suoi confini con la Grecia permettendo il passaggio in Europa di migliaia di richiedenti asilo.

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata dopo che Atene ha firmato, il 6 agosto, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si pone in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Pertanto, il leader di Ankara ha definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello tra la Turchia e il governo libico. 

In più, a fine agosto, i due Paesi hanno condotto entrambi esercitazioni militari in diverse sezioni dell’area tra Creta e Cipro. Qui, la Turchia è ripetutamente impegnata in attività di esplorazione e perforazione di idrocarburi. Atene sostiene che Ankara operi all’interno della sua piattaforma continentale, dove la Grecia possiederebbe diritti esclusivi su potenziali giacimenti sottomarini di gas e petrolio. La Turchia, dal canto suo, rivendica la propria sovranità su quelle aree, attribuendosi il diritto di condurre trivellazioni per la ricerca di idrocarburi.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento energetico nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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