Cina-India: dialogo militare per ridurre le tensioni al confine

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 10:30 in Cina India

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I capi militari degli eserciti cinese e indiano schierati lungo il confine de facto tra i due Paesi, anche noto come Linea di controllo effettivo (LAC), si sono incontrati, il 21 settembre, per cercare di risolvere la situazione di stallo tra le due forze armate, iniziata lo scorso 5-6 maggio e che ha visto l’impiego di decine di migliaia di soldati.

L’incontro è durato più di dodici ore ed è avvenuto in un presidio cinese sul lago tibetano Mandongcuo, anche detto Moldo, nel settore occidentale della LAC, a Sud del lago Pangong Tso, teatro degli ultimi attriti di confine. Secondo quanto riferito da una fonte diretta allo Hinduistan Times, i negoziati sono stati complessi con le parti ferme ognuna sulle proprie posizioni ma accomunate dall’obiettivo di distendere gli attriti e assicurare la pace. Secondo la fonte, saranno necessari almeno altri due incontri a livello militare e diplomatico per raggiungere un’intesa e sembrerebbe che l’incontro a Moldo sarà seguito a breve da un meeting dello Working Mechanism for Consultation and Coordination on India-China Border Affairs, istituito nel 2012.

La parte indiana vorrebbe il ripristino dello status quo antecedente l’inizio delle tensioni, ossia l’arretramento delle truppe cinesi alle posizioni che occupavano ad aprile, prima di avanzare nel corso degli scontri. Inoltre, Nuova Delhi vorrebbe che fosse la Cina a compiere il primo passo verso la distensione, essendo, a suo giudizio, colpevole dell’inizio dell’intera vicenda, secondo la cosiddetta politica del “prima ad avanzare, prima ad arretrare”, delineata durante un incontro del China Study Group capeggiato dal ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh. Vista la posizione indiana, per un analista del think tank indiano Gateway House, Sameer Patil, l’esito dei negoziati dipenderà interamente dalle mosse future dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL).

Per lo Hinduistan Times, uno dei principali problemi per il ritiro delle truppe cinesi sarebbe dato dal fatto che L’ Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina avrebbe dispiegato un enorme quantitativo di armi, tra cui missili balistici di raggio intermedio, nell’area di Aksai Chin sotto il suo controllo, al confine con il Ladakh indiano.

Secondo gli esperti, si tratterebbe di un processo fondamentale per il futuro degli attriti che necessita di essere espletato velocemente anche in considerazione dell’arrivo della stagione invernale, che vedrà le temperature della regione himalayana scendere anche sotto i 60 gradi Celsius, rendendo ardua l’organizzazione logistica delle truppe.

Il dialogo tra i capi militari è avvenuto in seguito ad un incontro tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, avvenuto lo scorso 10 settembre a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. In tale occasione, i due ministri hanno deciso di ridurre le tensioni rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti. In precedenza, il 4 settembre, sempre a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, si erano incontrati anche i ministri della Difesa cinese e indiano, Wei Fenghe e Rajnath Singh, durante il quale erano state affrontate le tensioni in corso tra i rispettivi eserciti lungo la LAC. A seguito dell’incontro, le parti hanno rilasciato dichiarazioni discordanti nelle quali ognuna ha accusato l’altra di essere responsabile degli attriti in corso, affermando entrambe ferma determinazione nella difesa della propria sovranità territoriale.

I negoziati tra Cina e India a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC sono iniziati da maggio, quando si sono verificati primi attriti di confine. In particolare, lo scorso 5-6 maggio, si sono verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. Infine, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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