Afghanistan: 98 civili deceduti negli attacchi dei talebani

Pubblicato il 22 settembre 2020 alle 11:54 in Afghanistan Asia

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I dati forniti dal Ministero dell’Interno afghani indicano che almeno 98 civili sono stati uccisi e altri 230 sono rimasti feriti a causa degli attacchi dei talebani effettuati nelle ultime 2 settimane, nonostante i colloqui di pace siano in corso. 

I talebani hanno effettuato assalti in almeno 24 province e la maggior parte delle vittime è stata registrata a Takhar e Nangarhar, secondo quanto ha reso noto Tariq Arian, portavoce del Ministero degli Affari Interni. I talebani hanno respinto le cifre fornite dal Ministero, affermando di non essere responsabili di tali vittime. Secondo fonti note al quotidiano locale, ToloNews, inoltre, anche 30 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi su base giornaliera negli attacchi dei militanti islamiti nelle ultime 2 settimane. Solo nelle ultime 24 ore, circa 50 membri delle forze di sicurezza sono decedute in una serie di scontri.

Tra il 21 e il 22 settembre, 11 soldati sono morti negli attacchi nei distretti Takhta Pul e Maroof, nella provincia di Kandahar. Altri 8 soldati sono stati uccisi nel distretto di Tagab di Kapisa e 9 a Takhar. Nella provincia di Balkh, 5 membri delle forze di sicurezza sono morti in una serie di scontri e altri 20 a Maidan Wardak. In tale quadro, Kunduz è stata una delle province più instabili nelle ultime due settimane. I suoi residenti hanno dichiarato che gli scontri hanno portato molte famiglie ad abbandonare le proprie case. Il portavoce del governatore di Maidan Wardak, Mohibullah Sharifzoi, ha riferito che anche i talebani hanno riportato 26 decessi nei recenti scontri. 

L’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, in un tweet del 21 settembre ha dichiarato che “negli ultimi giorni c’è stato un chiaro aumento della violenza in Afghanistan” e che “questa escalation è deplorevole poiché gli afgani, inclusi molti civili, stanno morendo per questo”. Quindi, l’inviato ha esortato tutte le parti a ridurre la violenza. L’aumento degli attacchi arriva mentre sono in atto gli sforzi del team negoziale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Doha, in Qatar, per avviare colloqui diretti con i talebani. Le due parti hanno organizzato quattro piccoli gruppi di “contatto” negli ultimi 9 giorni, per cercare di organizzare il calendario dei colloqui ufficiali. Tali sforzi sono iniziati lo scorso 12 settembre, con la mediazione degli Stati Uniti ma, nonostante l’apertura e i primi incontri, gli scontri interni tra le due fazioni in lotta sono proseguiti. 

I negoziati di Doha sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Tuttavia, il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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