Regno Unito, coronavirus: Johnson valuta un secondo blocco nazionale

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 11:48 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha annunciato che rifletterà se introdurre o meno un secondo blocco nazionale in vista di una nuova “inevitabile” ondata di coronavirus. Il Regno Unito ha registrato, finora, il più alto numero di morti ufficiali per COVID-19 in Europa, nonché il quinto al mondo, e sta continuando a pompare denaro di emergenza nel mercato nazionale per tentare di riparare la sua economia, gravemente danneggiata.

Tuttavia, i nuovi casi giornalieri stanno aumentando con una media di circa 6.000 persone positive e i ricoveri ospedalieri raddoppiano di settimana in settimana, mentre il sistema dei test sta cedendo. “La tendenza nel Regno Unito sta andando nella direzione sbagliata e siamo a un punto critico della pandemia”, ha dichiarato, lunedì 21 settembre, Chris Whitty, ufficiale medico del governo. “Stiamo esaminando i dati per vedere come gestire la diffusione del virus in vista di un periodo invernale molto impegnativo”, ha aggiunto durante un briefing insieme a Patrick Vallance, il principale consulente scientifico dell’esecutivo di Londra.

Il Segretario ai Trasporti, Grant Shapps, ha affermato che il Regno Unito si trova in un momento critico e ha specificato che qualsiasi nuovo blocco dovrà essere bilanciato, con scuole e imprese che potranno essere autorizzate a rimanere aperte in modo che il Paese possa continuare a muoversi nonostante la crisi. “Siamo certamente in un momento molto critico”, ha detto Shapps a Sky. “È chiaro che siamo solo poche settimane indietro rispetto a quello che stiamo vedendo altrove in Europa”, ha precisato. “È molto importante fare tutto il possibile per sopportare questo peso. Ascolteremo altri, compreso il primo ministro, sui prossimi passi da intraprendere”, ha concluso.

Già qualche giorno fa, il 18 settembre, il premier Johnson ha avvisato il Paese di una possibile nuova fase di sacrifici e restrizioni. “Stiamo assistendo all’arrivo di una seconda ondata. È assolutamente, temo, inevitabile, in questo Paese”, ha dichiarato Johnson. L’aumento dei casi, a detta del premier, costringerà il governo a cercare di tenere sotto controllo la situazione in tutti i modi possibili, prendendo in considerazione anche l’introduzione di ulteriori misure restrittive. Il Regno Unito ha segnalato finora più di 384.000 casi di coronavirus con 41.794 decessi, secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University.

I commenti di Johnson sono arrivati tra le crescenti speculazioni secondo cui il governo potrebbe annunciare nuovi limiti soprattutto nei confronti di pub e ristoranti, con, ad esempio, l’introduzione del coprifuoco, una misura già in atto in alcune aree critiche del Paese. Senza entrare nei dettagli, il segretario alla Sanità, Matt Hancock, ha affermato che il Paese deve “unirsi” nelle prossime settimane per cercare di superare il picco. Il funzionario britannico ha specificato che le nuove trasmissioni avvengono principalmente all’interno di contesti sociali e, per questo, sono già entrate in vigore in Inghilterra misure che vietano gli assembramenti con più di sei persone. Anche la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord hanno annunciato simili provvedimenti sugli incontri pubblici.

In più, sabato 19 settembre, è stato segnalato che, in Inghilterra, le persone che rifiuteranno di autoisolarsi per fermare la diffusione del virus potrebbero incorrere in multe fino a 10.000 sterline. Le regole si applicheranno dal 28 settembre a chiunque risulti positivo o venga informato, dagli operatori sanitari pubblici, di essere entrato in contatto con una persona infetta. “Le persone che scelgono di ignorare le regole dovranno affrontare multe significative”, ha detto Johnson in una dichiarazione. Le multe partiranno da 1.000 sterline per il primo reato, salendo fino a 10.000 per i recidivi. Alcuni lavoratori a basso reddito che rischiano di una significativa perdita di guadagno riceveranno un pagamento di sostegno di 500 sterline oltre ad altri benefici, come l’indennità di malattia. Attualmente, alle persone che hanno sintomi o sono risultate positive al tampone viene chiesto di autoisolarsi per 10 giorni. Coloro che vivono con soggetti sintomatici o positivi al test devono invece stare in isolamento per 14 giorni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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