Polonia, Romania e Lituania propongono di aiutare la Bielorussia in caso di nuove elezioni

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 13:56 in Bielorussia Europa

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I presidenti di Lituania, Polonia e Romania hanno reso noto che chiederanno ai leader dell’Unione Europea, durante un vertice previsto per il 24 e il 25 settembre, di offrire un pacchetto di aiuti alla Bielorussia qualora il Paese dovesse decidere di tenere nuove elezioni democratiche. Il sostegno proposto include l’istituzione di un regime commerciale favorevole con l’UE, la possibilità di viaggiare senza visto e un supporto nelle negoziazioni per entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), secondo quanto specificato da una dichiarazione ufficiale inviata dai tre presidenti a Bruxelles. Anche l’assistenza finanziaria per l’introduzione di riforme strutturali e il sostegno nella diversificazione del settore energetico e nella transizione verso un’economia liberale fanno parte del pacchetto di aiuti. Quest’ultimo, tuttavia, sarà offerto alla Bielorussia solo dopo “nuove elezioni democratiche” da tenere alla presenza di osservatori internazionali, ha chiarito all’agenzia di stampa Reuters l’ufficio del presidente lituano.

“Se i cittadini bielorussi decidono di sottoporsi a riforme politiche ed economiche nel Paese, per stabilire istituzioni indipendenti volte a difendere i diritti umani e la libertà di parola, li aiuteremo con la nostra conoscenza ed esperienza”, ha affermato, in una dichiarazione, il presidente lituano, Gitanas Nauseda.

La Polonia ha intenzione di chiedere all’Unione Europea di offrire a Minsk un’assistenza finanziaria di almeno 1 miliardo di euro. L’iniziativa farebbe parte di una sorta di “piano Marshall” per tentare di ricostruire il Paese, ha dichiarato, il 17 settembre, il primo ministro, Mateusz Morawiecki.

Dal 9 agosto, la Bielorussia è scossa da quotidiane manifestazioni di massa iniziate in seguito alla rielezione, per il suo sesto mandato consecutivo, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto invece il 10,12% dei consensi. L’opposizione ha contestato i risultati e ha affermato che le votazioni sono state soggette a brogli.

Il voto non è stato riconosciuto nemmeno dall’UE e la Russia, storica alleata di Minsk, ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni di protesta, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. A seguito della pressione popolare e internazionale, la polizia ha smesso di usare la forza per disperdere i manifestanti, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero. Il 7 settembre, una leader delle proteste in Bielorussia, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna sarebbe stata rapita, da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i 31 funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. I leader dell’UE si incontreranno a Bruxelles, giovedì 24 e venerdì 25 settembre, per discutere, tra le altre cose, di mercato unico, politica industriale, trasformazione digitale, pandemia di coronavirus e relazioni estere.

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha infine invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

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Chiara Gentili

di Redazione

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