Missione nuovo governo in Libano: nessuna soluzione all’orizzonte

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 12:58 in Libano Medio Oriente

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Il premier libanese designato, Mustapha Adib, incaricato di formare un nuovo governo per Beirut, ha invitato i partiti politici a facilitare la propria missione, in un momento in cui questa sembra trovare ancora numerosi ostacoli.

Sebbene la scadenza per la presentazione della squadra fosse stata stabilita al 15 settembre, Adib, ambasciatore libanese in Germania, non ha ancora portato a termine il compito che gli è stato assegnato. “Il Libano non può concedersi il lusso di perdere tempo nel mezzo di una crisi senza precedenti a livello finanziario, monetario, economico, sociale e sanitario” ha affermato il primo ministro, il 21 settembre, ai media libanesi. Per tale motivo, tutte le parti politiche coinvolte sono state esortate ad impegnarsi “immediatamente e senza indugio” per trovare un accordo, affinché l’iniziativa francese abbia successo e possa essere formato un governo in grado di introdurre le riforme necessarie a risanare il Paese e frenare il suo “rapido deterioramento”.

Le consultazioni del neopremier con i diversi partiti politici, oltre che con ex capi di governo, sono iniziate il 2 settembre, giorno in cui Adib si è impegnato a formare la nuova squadra governativa entro due settimane, come esortato altresì dal presidente francese, Emmanuel Macron, il quale ha svolto un ruolo sempre più incisivo nell’incoraggiare le parti libanesi ad accordarsi per risolvere la perdurante crisi politica, economica e sociale. Macron e diversi leader europei hanno richiesto un governo indipendente, composto da “specialisti”, senza alcun legame con partiti politici specifici. È tale ultimo requisito che ha trovato il rifiuto di alcuni attori politici, tra cui il Movimento Patriottico Libero, partito fondato dal presidente Michel Aoun nel 2005, di orientamento cristiano maronita.

“Il dolore dei libanesi risuona in tutta la nazione” ha affermato Adib il 21 settembre, riferendosi anche a “viaggi letali in mare”, ovvero di coloro che cercano di abbandonare il Libano alla ricerca di condizioni di vita migliori. Di fronte a tale scenario, per il premier è necessario sostenere e facilitare la formazione di un governo in grado di frenare la crisi e riguadagnare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni libanesi. “Ogni ulteriore ritardo aggrava la crisi” ha affermato Adib.

Tra i principali oppositori alla nuova squadra di governo vi sono il partito sciita Hezbollah ed il suo alleato Amal, guidato dal presidente del Parlamento, Nabih Berri. In particolare, nel corso di un incontro del 15 settembre tra Aoun e Mohammad Raad, esponente sciita membro del Parlamento libanese, quest’ultimo ha evidenziato che, affinché il nuovo governo venga approvato anche da Hezbollah, il Ministero delle Finanze deve essere affidato al partito sciita. Inoltre, dovranno essere il cosiddetto “Partito di Dio” ed il suo alleato Amal a nominare i rappresentanti sciiti nel futuro governo di Adib.

A tal proposito, Saad Hariri, ex primo ministro, ha riferito che il Ministero delle Finanze non è un “diritto esclusivo”, di nessuna setta. Tali posizioni, hanno sottolineato fonti politiche libanesi, mettono in difficoltà il premier designato, il quale potrebbe essere costretto ad abbandonare la missione. Inoltre, a detta di alcuni analisti, l’insistenza su determinate richieste da parte del duo sciita potrebbe divenire sempre più forte a seguito delle recenti sanzioni imposte da Washington contro ex ministri e società libanesi legate ad Hezbollah.

Il Ministero fonte di maggiori dissidi, quello delle Finanze, svolge e svolgerà un ruolo rilevante in Libano, visti i debiti contratti dal Paese che hanno messo in difficoltà le banche, e la necessità di riprendere i colloqui con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il primo passo da intraprendere secondo una roadmap stilata dalla Francia.

In tale quadro, vi sono partiti politici che insistono su “principio di rotazione”, in base al quale nessun partito otterrebbe un portafoglio ministeriale specifico a lungo termine. Il Free Patriotic Movement, guidato dal genero del presidente Aoun, Gebran Bassil, ha poi avanzato una propria proposta, la quale prevede l’assegnazione di “Ministeri sovrani” a gruppi minori, composti sia da cristiani sia da sunniti, i quali condividerebbero il potere. In particolare, tra le sette beneficiarie vi sarebbero drusi, alawiti, armeni e minoranze cristiane.

Come evidenziato da più fonti, la formazione dell’esecutivo in Libano spesso richiede molto tempo, sia a causa delle divergenze relative all’assegnazione dei portafogli ministeriali, sia per delle dinamiche interne da dover rispettare in un sistema multiconfessionale. Mustapha Adib non è una figura “popolare” e vanta una carriera non solo politica, ma altresì accademica. Dal 2000 al 2004, egli è stato consulente di Najib Mikati, allora ministro del Lavori pubblici e dei Trasporti nel governo di Rafik Hariri, due volte primo ministro del Libano. Successivamente, nel 2006, il premier designato è stato rappresentante del primo ministro presso la Commissione speciale incaricata di ideare la nuova legge elettorale, per poi giungere, nel 2013, all’ambasciata di Beirut in Germania.

Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e, anche queste, hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto, presso il porto di Beirut, è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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