Mali: ex ministro della Difesa nominato presidente

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 21:31 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ex ministro della Difesa del Mali, Ba N’Daou, è stato nominato presidente del nuovo governo di transizione del Paese, a seguito del colpo di Stato che ha deposto l’esecutivo di Ibrahim Boubacar Keita. 

Il colonnello Assimi Goita, il leader del Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), la giunta militare che ha rovesciato il presidente Keita, è stato nominato vicepresidente, secondo quanto ha annunciato la televisione di Stato, il 21 settembre. Il governo di transizione sarà inaugurato il 25 settembre. Secondo un progetto sostenuto dai leader della giunta militare, il nuovo presidente dovrebbe guidare il Paese per 18 mesi prima di organizzare le elezioni e riportare il Mali ad un governo civile. Il CNSP ha subito forti pressioni da parte dei leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) per restituire il potere alla società civile, dopo il colpo di Stato del 18 agosto. 

Non è chiaro se la nomina soddisferà l’ECOWAS, che aveva minacciato di aumentare le sanzioni economiche e di imporre un embargo totale contro il Mali, un paese senza sbocco sul mare e con una grave crisi economica in atto. Tra i Paesi dell’ECOWAS la Costa d’Avorio e la Guinea sarebbero i sostenitori principali dell’adozione di una linea dura contro gli insorti. La ragione potrebbe essere legata al fatto che anche le loro piazze hanno protestato, anche violentemente, contro i rispettivi presidenti, Alassane Ouattara e Alpha Condé, per la loro terza nomina presidenziale. Di conseguenza, non vorrebbero che il blocco dell’Africa Occidentale mostrasse debolezza difronte a prese di potere come quella in Mali. Il blocco di Paesi, cercando di mantenere la pressione sulla giunta militare del Mali, ha mantenuto le sanzioni che aveva imposto, ma ha accolto con favore i passi verso i colloqui con i partiti politici e i gruppi della società civile verso la transizione. 

Prima del colpo di Stato,  in Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato. L’ormai ex-presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale, sostenendo di non avere scelta difronte all’intervento delle forze armate e ha poi precisato di non voler assistere a spargimenti di sangue in difesa della sua posizione.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.