Di Maio a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 17:18 in Europa Italia

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Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, Luigi Di Maio, si è recato a Bruxelles, il 21 settembre, per partecipare al Consiglio Affari Esteri. Qual è l’agenda e quali sono i temi caldi dell’incontro. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale della Farnesina, l’agenda prevede temi come la Libia, i rapporti tra l’UE e l’Unione Africana, la Bielorussia. Inoltre, verranno discussi anche “temi di attualità” e questioni che riguardano il “vicinato sud”, in riferimento alla Politica Europea di Vicinato (PEV). Generalmente, questa dicitura fa riferimento ai rapporti con Paesi come Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina. La PEV è finalizzata a rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza di tutti i soggetti interessati, tramite un dialogo bilaterale e multilaterale. Nello specifico, il Consiglio degli Affari Esteri del 21 settembre fa riferimento alla politica di vicinato con i Paesi situati a Sud dell’Europa, come Algeria, Tunisia e Marocco. Di conseguenza, è probabile che i rappresentanti degli Stati dell’Unione intendano discutere questioni che riguardano l’immigrazione. 

Uno dei “temi caldi” del Consiglio sarà sicuramente la Libia, che si trova in un momento di estrema difficoltà. In particolare, il 18 settembre, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), riconosciuto come legittimo dalle Nazioni Unite e dall’UE, ha chiesto supporto internazionale per l’organizzazione di un referendum costituzionale. Questo arriva a seguito dell’annuncio delle dimissioni dell’attuale premier dello GNA, Fayez al-Sarraj. In tale contesto, è importante ricordare che gli Stati dell’Unione Europea tendono ad avere posizioni differenti per quanto riguarda il conflitto libico. L’esempio più eclatante è quello della Francia, che riconosce il governo di Tripoli, ma ha supportato in numerose occasioni l’esecutivo rivale di Tobruk, il cui “uomo forte” è rappresentato dal generale Khalifa Haftar. L’Italia si trova sul fronte totalmente opposto e Parigi e Roma si sono già precedentemente scontrate su questo tema. 

Un altro tema rilevante è quello della partnership con l’Unione Africana, un attore che sta mostrando una crescente attività nello scacchiere internazionale. L’UE ha definito la partnership con l’Africa una priorità per ragioni legate alla geografia, alla storia, all’economia e alla gestione del fenomeno migratorio. Inoltre, l’Europa è il partner commerciale più importante dell’Africa, sebbene la concorrenza dei cosiddetti Paesi emergenti si sia intensificata negli ultimi 20 anni. La volontà di rinnovare il partenariato Africa-Europa è stata spesso evocata ma mai pienamente attuata. In una comunicazione del 9 marzo 2020, la Commissione Europea ha ribadito il proprio intento di creare un “partenariato alla pari” con l’Africa. 

Infine, anche la questione della Bielorussia sarà uno dei “temi caldi” dell’incontro. Dal 9 agosto, la Bielorussia è scossa da proteste di massa quotidiane, scoppiate in seguito alla rielezione, per il suo sesto mandato consecutivo, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto invece il 10,12% dei consensi. L’opposizione ha contestato i risultati e ha affermato che le votazioni sono state soggette a brogli. L’Unione Europea ha fatto pressioni sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i 31 funzionari ritenuti responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni.

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha però invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. L’ultimo episodio che preoccupa la comunità internazionale, e quella europea, si è verificato il 17 settembre, quando la Bielorussia ha chiuso i confini con la Lituania e la Polonia e ha rafforzato il confine con l’Ucraina, accusando i Paesi vicini di voler avviare “una guerra calda” contro Minsk. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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