La Turchia continuerà a sostenere il governo di Tripoli

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 16:17 in Libia Turchia

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La Turchia ha annunciato, lunedì 21 settembre, che sosterrà il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nonostante il suo premier, Fayez al-Sarraj, abbia deciso di dimettersi.

A dichiararlo è stato il portavoce della presidenza di Ankara, Ibrahim Kalin, parlando a nome del capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan. In particolare, è stato precisato che la Turchia continuerà a sostenere il governo tripolino e gli accordi bilaterali già raggiunti, relativi alla demarcazione delle aree marittime e a questioni in materia di sicurezza. Il riferimento va agli accordi siglati il 27 novembre 2019, i quali hanno definito le aree di competenza di ciascuna parte nella regione del Mediterraneo orientale. Qui, la Turchia, appoggiata dal GNA, ha effettuato attività di trivellazione definite “illegali” da Cipro, Grecia e altri Paesi europei, che accusano Ankara di aver violato il Diritto internazionale, oltre che la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare.

Non da ultimo, il 17 agosto, il governo di Tripoli ha raggiunto un accordo con la Turchia e il Qatar volto a rafforzare la cooperazione militare e a potenziare le capacità militari delle istituzioni libiche. Nella medesima data, alcune fonti avevano riferito di un ulteriore accordo con cui il porto di Misurata sarebbe potuto presto divenire una base militare turca, che consentirebbe ad Ankara non solo di controllare una nuova postazione sul Mediterraneo, ma altresì di dispiegare “potenti mezzi navali” nella regione.

È alla luce di una simile intesa che la Turchia, il 21 settembre, ha precisato che, nonostante il premier al-Sarraj abbia manifestato la propria intenzione di dimettersi, Ankara non verrà meno agli impegni presi, in quanto si tratta di accordi non legati al singolo individuo, ma di decisioni prese a livello governativo. Non da ultimo, ha rivelato il portavoce Kalin, funzionari turchi e libici si incontreranno nei prossimi giorni per discutere dei recenti sviluppi nel panorama libico. Ciò giunge dopo che, il 18 agosto, il presidente Erdogan si è detto rammaricato per la decisione del primo ministro tripolino, ma ha altresì affermato che gli incontri futuri turco-libici dirigeranno la questione verso la giusta direzione.

L’ingresso di Ankara sul palcoscenico libico ha determinato un cambiamento negli equilibri del conflitto Nordafricano, a vantaggio del GNA. Quest’ultimo, grazie alla posizione di forza acquisita e al sostegno turco è riuscito a raggiungere notevoli progressi, primo fra tutti la liberazione della regione della capitale Tripoli, dove le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, avevano provato ad entrare nel quadro della “Operazione dignità”, lanciata il 4 aprile 2019. Ora i fronti di combattimento stanno assistendo ad una fase di relativa tregua, dopo l’annuncio di cessate il fuoco del 21 agosto scorso da parte di al-Sarraj e del presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

Il ruolo della Turchia nel perdurante conflitto libico è stato più volte contestato. Sarebbero almeno 5.000 i mercenari di origine siriana addestrati e inviati da Ankara in Libia, stando alle ultime dichiarazioni da parte statunitense. Dal mese di gennaio 2020, poi, la Turchia ha poi dispiegato ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere la resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar, respinto definitivamente il 4 giugno 2020. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale, vantaggi economici ed energetici in Libia e l’istituzione di due basi militari, una a Misurata e l’altra presso al-Watiya.

In tale quadro, intorno al 16 agosto, due fregate turche sono arrivate al porto di Khums, 135 km ad Est di Tripoli. Secondo l’Egitto, tale mossa conferma l’intenzione di Ankara di dominare i porti dell’area e trasformarli in una base per le sue operazioni militari. Questo consentirebbe un rafforzamento della presenza militare e commerciale della Turchia nel Mediterraneo Meridionale e Nord Africa. Inoltre, Ankara ha equipaggiato la base di Al-Watiya, a 127 km da Tripoli, con difese aeree e droni e ha completato nuovamente le riparazioni della sua infrastruttura, dopo che è stata bombardata e distrutta da aerei non identificati tra il 4 e il 5 luglio. L’attacco era dovuto ai timori che la base fosse utilizzata per preparare un assalto contro Sirte e al-Jufra.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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