Immigrazione: 3 salvataggi della Alan Kurdi in 12 ore

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 19:01 in Immigrazione Italia

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L’equipaggio a bordo della nave di salvataggio Alan Kurdi ha recuperato 133 migranti da 3 diverse imbarcazioni nel Mediterraneo, nell’arco di 12 ore, tra il 19 e il 20 settembre. 

Due dei soccorsi sono avvenuti il 19 settembre e un altro è avvenuto il 20. “Nell’arco di 12 ore, il capitano e l’equipaggio a bordo della Alan Kurdi hanno salvato 133 persone da 3diverse imbarcazioni”, si legge in un comunicato stampa dell’organizzazione privata di salvataggio Sea-Eye, che gestisce la nave Alan Kurdi. L’equipaggio ha riferito che 90 persone a bordo di una barca e 24 persone a bordo di un’altra imbarcazione più piccola erano partite per il mare “senza alcun tipo di telefono satellitare”. Questo significava che non avrebbero potuto chiamare aiuto e non sarebbero andati da nessuna parte se non fossero stati salvati. Lo staff del capitano, Joachim Ebeling, ha individuato entrambe le barche con l’aiuto del binocolo della nave. “In questa vasta area, è stata solo una fortuna”, ha spiegato Echelmeyer. “Ci chiediamo quante altre barche scompaiono invisibili e inascoltate”, ha aggiunto. Il terzo salvataggio è avvenuto il 20 settembre, dopo che 19 persone a bordo di un’altra imbarcazione di legno hanno chiamato l’organizzazione Alarm Phone per segnalare problemi. Almeno 18 delle persone a bordo di quel mezzo, secondo Sea-Eye, sono di nazionalità libica.

Il capitano di Alan Kurdi ha dichiarato di aver informato i coordinatori di ricerca e soccorso a Roma, La Valletta (Malta) e Brema (Germania), nonché le autorità libiche, ma nessuno di loro aveva risposto. Più tardi, sempre il 20 settembre, Gorden Isler, presidente di Sea-Eye, ha scritto in un post su Twitter che le autorità italiane gli avevano chiesto di contattare il servizio di ricerca e soccorso in Germania perché Sea-Eye stava navigando sotto bandiera tedesca. In tedesco ha scritto: “Il centro di coordinamento di ricerca e soccorso libico era irraggiungibile. Non è una novità. Tuttavia, la novità è la risposta che abbiamo ricevuto dalla guardia costiera italiana, quando abbiamo chiesto se fosse possibile evacuare le famiglie e i minori. Siamo a 12 miglia nautiche da Lampedusa e ci hanno detto di parlare con le autorità di Brema”.

La crisi nel Mediterraneo rimane difficile da gestire, nonostante centinaia di migranti muoiano ogni anno mentre tentano di raggiungere l’Europa dal Nord Africa tramite questa rotta. Quest’anno, secondo l’OIM, sono morte in questo modo almeno 562 persone, la maggior parte delle quali sulla rotta del Mediterraneo centrale. Tuttavia, il numero effettivo di decessi potrebbe essere molto più alto. “L’assenza di un approccio prevedibile, umano e sostenibile alla situazione nel Mediterraneo continua a mettere in pericolo vite umane”, ha dichiarato Safa Msehli, a tale proposito. Il picco di decessi legato al fenomeno migratorio nel Mediterraneo è stato raggiunto nel 2016, quando 3.268 persone hanno perso la vita in 12 mesi. 

Il naufragio con il maggior numero di vittime del 2020 si è verificato a largo delle coste libiche, il 17 agosto, e ha causato 45 vittime, tra cui alcuni bambini. Un’imbarcazione con a bordo circa 82 migranti si è capovolta, a causa di un guasto al motore che ne ha provocato l’esplosione. L’incidente è avvenuto a largo della città occidentale di Zuara. Successivamente, il 19 agosto, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’IOM hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno riferito che almeno 45 persone sono annegate o risultano disperse, tra cui anche 5 bambini, sulla base di quanto riportato dai restanti 37 sopravvissuti. Le due agenzie hanno quindi chiesto un cambiamento nell’approccio internazionale alla situazione nel Mediterraneo e in Libia.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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