Erdogan si apre alla Grecia: un dialogo è possibile

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 16:06 in Grecia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che la Turchia è pronta a incontrare la sua controparte greca per sbloccare la situazione di stallo nelle acque del Mediterraneo orientale e risolvere la disputa sui rispettivi diritti di esplorazione energetica. La ricerca di gas e petrolio nella regione ha scatenato un’accesa controversia tra Atene e Ankara, con i leader di entrambe le parti che hanno intrapreso una serie di opposte esercitazioni aeree e navali nelle acque racchiuse tra Cipro e l’isola greca di Creta, innescando ulteriori tensioni nella zona.

“Se ci sarà un incontro con il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis? Ciò che è essenziale sapere è quello di cui discuteremo e in quale quadro”, ha detto Erdogan ai giornalisti durante una conferenza stampa a Istanbul dopo la preghiera del venerdì. “Possiamo incontrarci se c’è la buona volontà. Possiamo parlare in videoconferenza o incontrarci in un Paese terzo”, ha proposto il presidente turco.

Il 18 settembre, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha riferito che l’ambasciatore di Atene in Turchia, Michael-Christos Diamessi, era stato convocato dopo la notizia dell’apparizione, sul quotidiano greco Dimokratia, di un articolo “molto offensivo” nei confronti di Erdogan. “Un giornale greco ha pubblicato una vile prima pagina”, aveva detto Cavusoglu, specificando: “Abbiamo convocato l’ambasciatore greco presso il Ministero”.

Nella stessa giornata, il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, a Praga, aveva dichiarato che, per il governo, Atene avrebbe dovuto “avviare un dialogo e assicurarsi che il diritto internazionale non venisse ulteriormente violato”. “Ovviamente in questo settore nessuno dovrebbe cercare di prevalere con la forza”, aveva precisato il ministro, aggiungendo: “La Grecia è stata sempre aperta al dialogo con la Turchia per quanto riguarda le acque costiere nella zona economica esclusiva, a condizione che Ankara interrompa i suoi atti provocatori nell’area”.

La nave da perforazione turca Yavuz sta effettuando una serie di attività per la ricerca di gas e petrolio al largo dell’isola di Cipro e, secondo il governo di Ankara, continuerà fino al 12 ottobre, nonostante le richieste internazionali di ritirarsi. L’altra nave da ricerca sismica, la Oruc Reis, che ha effettuato perlustrazioni intorno all’isola greca di Kastellorizo, ha invece concluso il suo mandato ed è tornata indietro, sulle coste turche, per operazioni di manutenzione e rifornimento. “Se abbiamo riportato la Oruc Reis al porto, tutto questo ha un significato”, ha detto Cavusoglu, precisando: “Significa diamo una chance alla diplomazia, mostriamo un approccio positivo!”.

La disputa tra Ankara e Atene ha scatenato una crisi di così ampia portata da coinvolgere anche diversi Stati membri dell’Unione Europea. La Francia, in particolare, ha inviato, il 13 agosto, due jet da combattimento Rafale e la fregata navale “Lafayette” come parte dei suoi piani per aumentare la presenza francese nella regione. Il 26 agosto, inoltre, diversi aerei da guerra e navi della Marina di Francia, Italia, Grecia e Cipro hanno tenuto esercitazioni militari aeree e marittime nell’area del Mediterraneo orientale. Parigi e Atene hanno schierato sia aerei che navi da guerra, mentre Cipro ha attivato il suo sistema di difesa aerea per testare le proprie capacità.

I leader dell’UE discuteranno l’introduzione di possibili sanzioni contro Ankara nella riunione straordinaria del Consiglio Europeo del 24-25 settembre. “Vorremmo che i nostri partner e amici dell’UE redigessero un elenco di sanzioni che non dovrebbero essere imposte alla Turchia immediatamente, ma piuttosto servire da esempio qualora Ankara decidesse di non interrompere i suoi atti illegali”, ha dichiarato il ministro Dendias. La Turchia è accusata di compiere “gesti provocatori” nei confronti di Grecia e Cipro a causa delle attività di esplorazione e perforazione energetica condotte nelle acque contese del Mediterraneo orientale. In particolare, Atene e Ankara, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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