Algeria: annunciate elezioni anticipate, no alla normalizzazione con Israele

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 11:50 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha annunciato che nel Paese si terranno elezioni legislative anticipate a seguito del referendum sugli emendamenti costituzionali del primo novembre. Parallelamente, il capo di Stato si è opposto alla normalizzazione delle relazioni con Israele.

Entrambe le dichiarazioni sono giunte il 20 settembre. Il primo annuncio è da inserirsi in un clima di cambiamento promosso dal capo di Stato algerino sin dall’inizio del suo mandato ricevuto il 12 dicembre 2019. Il fulcro di tali cambiamenti è da ritrovarsi nella costituzione, considerata la “pietra miliare” di una nuova Repubblica, in cui verranno soddisfatte le aspirazioni della popolazione algerina, espresse nel corso della forte mobilitazione popolare che ha caratterizzato il Paese dal 22 febbraio 2019.

Gli emendamenti costituzionali rappresentano per Tebboune una priorità. Già il 10 settembre, i deputati del Parlamento algerino hanno votato a favore del progetto di legge. Ora le riforme proposte dovranno essere oggetto di un referendum, che si terrà il primo novembre prossimo, in concomitanza con l’anniversario dell’inizio della guerra d’indipendenza dalla Francia del 1954-1962. Tebboune ha evidenziato che la nuova Costituzione darà poteri ad una squadra scelta dal popolo stesso e, pertanto, se la popolazione desidera il cambiamento, questo è il momento giusto, perché caratterizzato dall’assenza di “ambiguità”.

“Auguriamo alle donne e agli uomini algerini di ratificare la costituzione in modo che lo Stato algerino sia più etico” ha affermato il presidente algerino in un’intervista del 20 settembre, aggiungendo: “Dobbiamo mantenere le promesse. Dopo il referendum sulla costituzione, prenderemo in esame la legge elettorale. Speriamo di formare le istituzioni elettive entro la fine dell’anno, ma dobbiamo tener conto delle circostanze attuali, soprattutto dal punto di vista sanitario”. Nel corso dell’intervista, Tebboune ha poi negato di ostacolare la libertà di espressione e di stampa, come dimostra la presenza di oltre 180 giornali quotidiani, tutti beneficiari di pubblicità governativa, oltre a grandissimi vantaggi nel servizio di stampa.

Le nuove modifiche costituzionali riguardano sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni. L’obiettivo della nuova costituzione, ha altresì affermato Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini. Il governo di Algeri ha poi aggiunto che un altro obiettivo cardine degli emendamenti è garantire trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, in modo da “risparmiare al Paese ogni deriva verso il dispotismo tirannico e preservare i diritti e le libertà dei cittadini”.

Un’altra questione toccata nel corso di un’intervista ai media algerini del 20 settembre è la normalizzazione delle relazioni con Israele, come successo in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti (UAE). A tal proposito, Tebboune ha affermato che la causa palestinese è “sacra” per l’Algeria e che, pertanto, il Paese non seguirà l’esempio degli altri Paesi mediorientali. Questi, ha affermato Tebboune, starebbero tutto correndo verso la normalizzazione con l’entità sionista, ma Algeri non è disposta a parteciparvi, in quanto la questione dello Stato e del popolo palestinesi costituisce l’origine di altre problematiche regionali, ed è una questione fondamentale che potrà essere risolta solo con l’istituzione di uno Stato palestinese, secondo i confini del 1967 e con capitale Gerusalemme Est.

Tale posizione, ha riferito il capo di Stato algerino, verrà riferita anche all’Assemblea Generale dell’Onu. Si tratta di una posizione storica, dichiarata dall’Algeria prima e dopo sua indipendenza, che vede il Paese all’interno della “trincea della resistenza”, rifiutando il riconoscimento di Israele. A tal proposito, dopo la firma degli accordi di Oslo del 1993, l’Algeria si era rifiutata di aprire un proprio ufficio di rappresentanza in Israele.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.