Afghanistan: esplosione a Kabul e scontro con i talebani

Pubblicato il 21 settembre 2020 alle 12:12 in Afghanistan Asia

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Nonostante i negoziati in corso, almeno 6 soldati dell’esercito afghano e 3 poliziotti sono stati uccisi e altri 4 sono rimasti feriti in un attacco dei talebani nella provincia settentrionale di Takhar, la notte tra il 20 e il 21 settembre. A Kabul, intanto, una mina causa la morte di un bambino. 

L’attacco è avvenuto nel villaggio di Naw Abad, nel distretto di Dasht-e-Qala e ha preso di mira direttamente le forze di sicurezza. “Gli scontri sono terminati dopo un’ora e anche i talebani hanno subito vittime, ma non ci sono ancora informazioni precise”, ha dichiarato una fonte informata sui fatti. I talebani non hanno ancora commentato l’attacco. Intanto, a Kabul, un bambino è stato ucciso e altri 3 civili sono rimasti feriti in 2 esplosioni di mine magnetiche la mattina del 21 settembre. La notizia è stata riferita da Ferdaws Faramarz, un portavoce della polizia della capitale. Non sono disponibili ulteriori informazioni riguardanti tali attacchi e nessuna organizzazione, compresi i talebani, ha ancora rivendicato la responsabilità delle esplosioni. 

Le violenze arrivano due giorni dopo che le autorità afghane hanno condotto attacchi aerei nella provincia Nord-orientale di Kunduz, uccidendo oltre 40 combattenti talebani e almeno 11 civili, il 19 settembre. Poco dopo l’operazione, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha rivolto un ulteriore appello per un cessate il fuoco umanitario da istituire e per proteggere la popolazione, prevenire le violenze e gli attacchi terroristici, così da raggiungere una pace duratura. Le milizie talebane hanno finora ignorato l’appello alla tregua del presidente afghano, sostenendo che sia prima necessario discutere le principali ragioni alla base della guerra in Afghanistan.

Intanto, le due parti sono impegnate nei negoziati tra una delegazione nominata dai talebani e una dal governo di Kabul per raggiungere una pacificazione interna del Paese e definire un nuovo governo condiviso. I negoziati sono iniziati ufficialmente lo scorso 12 settembre a Doha, in Qatar, con la mediazione degli Stati Uniti ma, nonostante l’apertura e la continuazione dei negoziati, gli scontri interni tra le due fazioni in lotta sono proseguiti. Oltre a questo, già il 14 settembre, un secondo incontro diretto tra le parti era stato rimandato al giorno successivo quando le parti non erano riuscite comunque a concordare né un calendario di incontri, né  i temi da affrontare.

I negoziati di Doha sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Tuttavia, il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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