Yemen: Houthi attaccano l’Arabia Saudita, Hadi si appella all’Onu

Pubblicato il 20 settembre 2020 alle 19:37 in Medio Oriente Yemen

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Un attacco missilistico condotto dai ribelli Houthi contro l’Arabia Saudita ha ferito 5 civili in un villaggio nel Sud della provincia saudita di Jizan, il 19 settembre. Parallelamente, il governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale, ha richiesto un incontro d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per parlare dell’offensiva, tutt’ora in corso, che gli Houthi hanno sferrato contro la provincia di Marib, ad Est della capitale Sana’a, al momento controllata dai ribelli.

Per quanto riguarda l’attacco contro l’Arabia Saudita, i 5 feriti sono stati colpiti da alcune schegge dell’ordigno sferrato e sono stati portati da subito in ospedale. Al momento, le milizie dei ribelli sciiti Houthi non hanno reclamato la responsabilità dell’accaduto.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 a capo di una coalizione di Stati, per sostenere le forze del governo del presidente Hadi, contro gli Houthi. Questo ha fatto sì che il Regno divenisse un frequente bersaglio degli attacchi condotti dai ribelli, i quali, il 23 giugno scorso, avevano annunciato l’avvio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi. Tra i bersagli di tale progetto ci sarebbero stati il Ministero della Difesa e l’Intelligence sauditi, la base dell’aeronautica saudita Salman, e altre postazioni militari situate perlopiù a Riad, Jizan e Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita.

In merito all’appello rivolto dal governo Yemenita all’Onu, invece, il Ministero per i Diritti Umani dello Yemen ha denunciato continui attacchi per mezzo di missili balistici contro la popolosa provincia di Marib, dove circa 3 milioni di persone sarebbero sottoposte ad imminenti pericoli. Il Ministero ha quindi richiesto un incontro di Sicurezza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per trattare la questione, sostenendo che sia necessario adottare misure urgenti per impedire il verificarsi di un genocidio e di massacri contro la popolazione locale e i membri delle tribù presenti nell’area.

Secondo più analisti, negli scontri con gli Houthi a Marib e nella vicina provincia di al-Jawf, avrebbero perso la vita centinaia di migliaia di combattenti, solamente negli ultimi mesi e si attendono dati ufficiali a riguardo. L’offensiva in corso nelle due province si ritiene sia la più massiccia dal 2015, quando gli Houthi penetrarono nella città costiera meridionale di Aden, sede provvisoria del governo, spingendo l’Arabia Saudita ad intervenire.

Secondo un esperto in Yemen del Middle East Institute, Nadwa Dawsari, dei 3 milioni di abitanti della provincia di Marib, 2 milioni sarebbero sfollati interni al Paese, costretti ad allontanarsi dal governatorato per ragioni di sicurezza. Se gli Houthi dovessero conquistare Marib, sempre secondo Dawsari, potrebbero non fermarsi ma anzi dirigersi ver Sud, alla volta dei governatorati di Shabwah e Hadramawt e, a quel punto, scomparirebbe qualsiasi possibilità di un processo di di pacificazione.

Lo scorso 18 settembre, una delegazione degli Houthi e una del governo yemenita si sono incontrate a Ginevra, in Svizzera, per avviare consultazioni per lo scambio di prigionieri, sotto l’egida dell’Onu e della Croce Rossa. In tale occasione, l’inviato Onu per lo Yemen, ha incoraggiato le parti a procedere velocemente allo scambio per concedere sollievo alla popolazione

In Yemen è in corso una guerra civile, descritta dalle Nazioni Unite come la peggior crisi umanitaria al mondo, dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e dopo settimane, è fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita.

Hadi è sostenuto dalla coalizione a guida saudita ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

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Camilla Canestri

di Redazione

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