Washington contro tutti: tornano le sanzioni sull’Iran

Pubblicato il 20 settembre 2020 alle 10:59 in Iran Medio Oriente

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Gli Stati Uniti hanno ripristinato unilateralmente le sanzioni Onu contro l’Iran, sostenendo che il Paese non abbia rispettato gli impegni presi in materia nucleare. In una dichiarazione rilasciata il 19 settembre, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha reso noto che gli Stati Uniti hanno “accolto il ripristino delle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, che erano state precedentemente interrotte e che sono tornate in vigore a tempo “indeterminato” dalle 20:00, ora locale.

Washington ha così ufficializzato la decisione e ha anche promesso che punirà coloro che violeranno quanto stabilito, rischiando, secondo più osservatori, di aumentare il proprio isolamento in merito alla questione, nonché le tensioni internazionali. L’amministrazione del presidente statunitense, Donald Trump, ha specificato che “imporrà conseguenze” a qualsiasi membro dell’Onu che non si atterrà alle sanzioni, anche se si trattasse di uno tra i pochi Paesi al mondo che credono di essere in una posizione di forza.

In particolare, Washington sarebbe pronta ad utilizzare le proprie istituzioni per imporre le cosiddette “conseguenze” ai trasgressori, minacciando di escluderli dal sistema finanziario e dai mercati statunitensi. Per Pompeo, si tratta di “assicurare che l’Iran non tragga vantaggi da attività proibite dalle Nazioni Unite” e ha promesso che nei prossimi giorni saranno rivelate nel dettaglio le punizioni in cui potrebbero incorrere gli eventuali trasgressori. Secondo The New Arab, Trump potrebbe svelarle proprio durante un discorso che terrà all’Assemblea generale dell’Onu il prossimo 22 settembre.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, prima dell’annuncio di Pompeo, aveva esortato la comunità internazionale ad opporsi agli USA denunciano le prepotenze di Washinton che, una volta consentite contro l’Iran, potrebbero ripetersi anche nei confronti degli altri Paesi.

Riguardo alla decisione di tornare a punire Teheran, Washington sembrerebbe essere isolata. Il 18 settembre, i suoi alleati europei, ovvero il Regno Unito, la Francia e la Germania si sono opposte alla scadenza del 20 settembre posta dagli Stati Uniti per ripristinare sanzioni su Teheran, con una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni, in cui la decisione è ritenuta “incapace di produrre effetti legittimi”. Tra i fermi oppositori delle decisioni riguardanti le sanzioni contro l’Iran degli USA ci sarebbero poi anche Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Il percorso verso il ripristino delle sanzioni Onu è iniziato lo scorso 14 agosto, quando lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto la richiesta statunitense di estensione dell’embargo sulle armi convenzionali in Iran, che scadrà il prossimo 18 ottobre, con i voti contrari di Cina e Russia e l’astensione di Francia, Regno Unito, Germania e altri otto Stati. Per far approvare la richiesta, Washington avrebbe necessitato di 9 voti in suo sostegno ma le uniche espressioni a favore erano state la propria e quella della Repubblica Dominicana.

 In risposta, gli USA avevano quindi minacciato di avviare il cosiddetto “meccanismo snapback” che avrebbe loro consentito di procedere comunque con le sanzioni e l’embargo nonostante l’esito della votazione. Il successivo 20 agosto, Pompeo ha quindi presentato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui Teheran è stata accusata di non conformità all’accordo sul nucleare, formalmente detto Piano d’Azione congiunto globale (JCPOA), avviando formalmente il processo di “snapback”, che entro i 30 giorni successivi alla denuncia, avrebbe prodotto il ripristino delle sanzioni  e dell’embargo.

Il JCPOA era stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea e prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran.  Alla luce del JCPOA, il successivo 20 luglio 2015, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva approvato la Risoluzione 2231 per la rimozione delle sanzioni e dell’embargo sulle armi convenzionali in Iran. Quest’ultima, però, prevedeva anche il cosiddetto meccanismo “snapback”, in base al quale, anche se gli Stati Uniti si fossero ritirati dal JCPOA, Washington sarebbe restata comunque un partecipante avente il diritto di prolungare l’embargo sulle armi convenzionali e di prevedere l’applicazione di ulteriori sanzioni su Teheran. 

L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, ritenuto dalla nuova amministrazione insufficiente, e, ad oggi, sta reclamando i suoi diritti di partecipazione per re-imporre sanzioni, incontrando però la ferma opposizione anche dei suoi alleati storici.

Secondo alcuni diplomatici Onu citati da The New Arab, potrebbe trattarsi di una semplice dichiarazione che non avrà conseguenze, per altri, invece, la situazione in corso starebbe destabilizzando le relazioni tra Washington ed i suoi partner europei, uno scenario che, a sua detta, si starebbero godendo Cina e Russia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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