Siria: il peggior bombardamento di Mosca su Idlib dal cessate il fuoco

Pubblicato il 20 settembre 2020 alle 18:33 in Russia Siria

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Aerei da guerra russi hanno bombardato la città siriana Nord-occidentale di Idlib e l’area ad essa circostante, controllate dai ribelli, il 20 settembre, sferrando circa 30 missili. Si è trattato dell’attacco più vasto dal cessate il fuoco concordato da Mosca, che sostiene il regime siriano del presidente Bashar Al-Assad, con la Turchia che appoggia, invece, i ribelli, lo scorso 5 marzo e che viene sporadicamente violata. Al momento, non sono state comunicate vittime.

Secondo quanto riferito da fonti locali al The New Arab, l’attacco sarebbe stato condotto da nove aerei da guerra russi partiti dalla base aerea russa di Hemeimim, situata a Sud-Est della città siriana di Latakia, che avrebbero sganciato gli ordigni trasportati sulla periferia occidentale di Idlib e sulle aree di Arab-Saeed e Batanta, ad Ovest della città. I bombardamenti avevano come obiettivo le postazioni occupate dai ribelli del gruppo jihadista di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), con a capo membri dell’ex ramificazione di al-Qaeda in Siria, che controlla il governatorato di Idlib. Parallelamente all’attacco russo, anche le forze del governo di Assad hanno colpito più città a Sud di tale territorio, tra cui Al-Bara and Kensafra.

Idlib è il capoluogo dell’omonimo governatorato, situato al confine con la Turchia e controllato dai militanti dell’HTS e rappresenta l’ultima porzione di territorio siriano che non è stata sottoposta al governo di Assad, il quale controlla, invece, circa il 70% del Paese. Tra il 2019 e l’inizio del 2020, tale territorio è stato colpito da una massiccia campagna militare condotta da Assad con il sostegno della Russia che è costata la vita a centinaia di persone e ha creato oltre un milione di sfollati. Il 5 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, avevano raggiunto un’intesa per un cessate il fuoco in tale territorio.

Il bombardamento aereo russo contro Idlib è avvenuto a due giorni di distanza da un incontro tra capi militari russo-turchi, organizzato ad Ankara e durante il quale la Russia ha chiesto alla Turchia di ridurre la presenza dei propri militari ad Idlib. Lo stesso 18 settembre, il ministro degli Esteri Turco, Mevlut Cavusoglu, aveva affermato che il processo politico istituito nella provincia di Idlib potrebbe concludersi presto, a meno che non venga raggiunto un accordo con la Russia, aggiungendo che i dialoghi a livello militare non erano stati particolarmente fruttuosi. Cavusoglu aveva poi ribadito la necessità di rispettare il cessate il fuoco nel governatorato.

Sempre in base all’intesa del 5 marzo, Russia e Turchia avrebbero dovuto condurre operazioni di pattugliamento congiunte nel governatorato in questione, lungo la strada internazionale M4, che collega Latakia a Saraqeb, dove era prevista la creazione di un corridoio umanitario. Tuttavia, dopo l’inizio delle operazioni lo scorso 15 marzo, per ragioni ancora da chiarire la Russia sembrerebbe aver abbandonato tale iniziativa, lo scorso 15 settembre.

Negli ultimi mesi, la tregua stabilita il 5 marzo era stata pressoché rispettata, eccezion fatta per sporadiche violazioni ad opera soprattutto dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Il cessate il fuoco, inoltre, era stato accolto con scetticismo dai residenti di Idlib, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e che temevano che presto avrebbero dovuto assistere a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

In Siria è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. Dal 2011, 384.000 persone hanno perso la vita nel conflitto, di questi almeno 116.000 erano civili, inoltre, 11 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni e sono state dislocate all’interno del Paese o all’estero dove hanno cercato rifugio.

Ad oggi, il governo di Assad controlla il 70% del territorio nazionale mentre la regione di Idlib è l’ultima porzione di territorio sotto il controllo del gruppo estremista HTS , che, negli anni, ha preso la guida delle rivolte anti-governative. Il governo di Assad è appoggiato da Russia, Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, e sta combattendo i ribelli per ripristinare il proprio controllo su Idlib, dove sono però presenti postazioni turche.

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Camilla Canestri

di Redazione

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