Pakistan: in crescita gli attacchi dei talebani

Pubblicato il 20 settembre 2020 alle 6:43 in Afghanistan Pakistan

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Da marzo di quest’anno, i talebani pakistani hanno lanciato una serie di attacchi contro le forze di sicurezza del Pakistan. Almeno 40 soldati sono deceduti, mostrando un aumento della minaccia legata al gruppo, rispetto al 2019.

I militanti talebani in Pakistan hanno intensificato gli attacchi contro le forze di sicurezza, effettuati nel Nord-Ovest del Paese. Tale situazione sta sollevando timori riguardo ad una possibile ripresa delle attività dell’organizzazione armata islamista e di un peggioramento della situazione relativa alla sicurezza, nei pressi del confine con l’Afghanistan. La regione tra i due Paesi è stata per anni rifugio per i militanti islamisti fuggiti dall’invasione americana dell’Afghanistan nel 2001. Tuttavia, l’esercito pakistano ha sgombrato le roccaforti dell’organizzazione in un’offensiva del 2014, causando un nuovo spostamento della maggior parte dei combattenti in Afghanistan. Ma da marzo i talebani pakistani, legati ad al-Qaeda, rischiano di perdere terreno sul lato afghano del confine, a causa dei negoziati per la pace con gli Stati Uniti e il governo di Kabul, avviati a seguito dell’accordo di Doha del 29 febbraio. Tale situazione ha scatenato una nuova ondata di attacchi alle forze di sicurezza pakistane.

Rafforzando il suo tentativo di ristabilirsi nelle terre di confine, i Talebani pakistani, noti anche come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), hanno stretto un’alleanza con piccoli gruppi di militanti islamisti. “La capacità e la forza militare del gruppo sono aumentate, così come la loro portata”, ha comunicato Mansur Khan Mahsud, direttore esecutivo del FATA Research Center di Islamabad. I militanti del gruppo hanno ucciso almeno 40 soldati da marzo, secondo un conteggio dei dati ufficiali effettuato da Reuters. Inoltre, almeno 109 persone sono state uccise in 67 attacchi tra gennaio e luglio, il doppio rispetto al 2019, secondo il Centro di ricerca FATA. La violenza dei ribelli è esplosa in Pakistan dopo che al governo di Islamabad è stato chiesto di partecipare alla cosiddetta “guerra al terrorismo” guidata dagli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Tuttavia, Washington ha sempre accusato il governo pakistano di facilitare i militanti afghani, sopratutto a seguito della scoperta del rifugio di Osama Bin Laden nel loro territorio. 

Il confine tra Pakistan e Afghanistan segue la cosiddetta “Linea Durand”, che si estende per 2640 km. Tale delimitazione prende nome da Sir Mortimer Durand, Segretario degli Esteri della provincia del Raj ai tempi dell’impero britannico, che nel 1893 insieme all’Emiro afghano, Abdur Rahman Khan, negoziò i confini tra che poi il Pakistan erediterà. La Linea Durand viene a volte chiamata anche Linea Zero. Il confine ha tagliato in due le realtà tribali e ignorava, in particolare, le rivendicazioni dei pashtun, un gruppo etnico-linguistico indoeuropeo che abita storicamente la regione. Anche per questo motivo il confine ha continuato ad essere una fonte di tensione tra Afghanistan e Pakistan. Attualmente i leader pashtun di entrambi gli Stati non riconoscono la legittimità del confine e rivendicano la creazione di uno stato per la propria nazione. 

In tale regione è attivo anche il Baloch Liberation Army, un’organizzazione armata che combatte contro il governo di Islamabad per ottenere l’indipendenza della regione del Balochistan, da più di dieci anni. Tale area, nonostante sia la più vasta del Pakistan, è scarsamente popolata. Nella zona è prevista la costruzione di una serie di infrastrutture, come nuove strade e porti, nell’ambito dello sviluppo del corridoio economico ed energetico tra Cina e Pakistan (CPEC), del valore di 56 miliardi di dollari. Tale progetto collega il Sud-Est della Cina con il Mar Arabico attraverso il Pakistan.  Da quando il CPEC è stato lanciato, il 22 maggio 2013, i separatisti del Balochistan hanno compiuto numerosi attacchi per colpire il personale cinese, in quanto considerano il progetto “un tentativo imperialista” di insinuarsi nel Paese asiatico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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