Afghanistan: attacchi aerei uccidono decine di talebani

Pubblicato il 20 settembre 2020 alle 13:00 in Afghanistan Asia

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Le autorità afghane hanno reso noto che oltre 40 combattenti talebani e almeno 11 civili sono stati uccisi a seguito di bombardamenti aerei condotti dalle forze governative nella provincia Nord-orientale di Kunduz, presso una delle basi del gruppo armato, il 19 settembre, altre 11 persone circa sono invece state ferite.

Parallelamente, i talebani hanno rilasciato una dichiarazione in cui le forze del governo di Kabul sono state accusate di aver ucciso almeno 40 civili ma non hanno fornito un numero di vittime tra i propri combattenti. Da parte sua, invece, il Ministero della Difesa ha dichiarato l’uccisione dei 40 talebani, tra cui due comandanti del gruppo, ma non ha confermato che nell’operazione siano morti anche alcuni civili, aggiungendo che sono in corso indagini sulla vicenda. In particolare, dal profilo twitter del Ministero, è stato specificato che nella mattina del 19 settembre i combattenti talebani avevano attaccato postazioni dell’Esercito afghano nel distretto di Khan Abad, nella provincia di Kunduz e, a quel punto i militari afghani hanno intercettato l’attacco seguendo il principio di “difesa attiva”.

Secondo quanto rivelato da una parlamentare della provincia di Kunduz, Fatima Aziz, il primo attacco del 19 settembre avrebbe colpito una base dei talebani ma il secondo avrebbe causato la morte di civili radunatisi sul luogo della prima esplosione, nello specifico, a Khan Abad sarebbero morti 11 civili e 5 persone sarebbero invece disperse. Secondo un testimone oculare, poi, i civili uccisi sarebbero stati almeno12 e altri 18 i feriti.

Poco dopo l’attacco, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha rivolto un ulteriore appello per un cessate il fuoco umanitario da istituire e per proteggere la popolazione, prevenire le violenze e gli attacchi terroristici, così da raggiungere una pace duratura. Le milizie talebane hanno finora ignorato l’appello alla tregua del presidente afghano, sostenendo che sia prima necessario discutere le principali ragioni alla base della guerra in Afghanistan.

Al momento, sono in corso negoziati tra una delegazione nominata dai talebani e una dal governo di Kabul per raggiungere una pacificazione interna del Paese e definire un nuovo governo condiviso dalle fazioni interne alla Nazione. I negoziati sono iniziati ufficialmente lo scorso 12 settembre a Doha, in Qatar, con la mediazione degli Stati Uniti ma, nonostante l’apertura e la continuazione dei negoziati, gli scontri interni tra le due fazioni in lotta sono proseguiti. Oltre a questo, già il 14 settembre, un secondo incontro diretto tra le parti era stato rimandato al giorno successivo quando le parti non erano riuscite comunque a concordare né un calendario di incontri, né  i temi da affrontare.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anch’esso a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul.

L’apertura dei negoziati intra-afghani è avvenuta ad un giorno di distanza dal diciannovesimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, che spinsero Washington ad intervenire proprio in Afghanistan, su ordine dell’allora presidente George W. Bush, per catturare l’architetto degli attacchi, Osama bin Laden, a cui era stato dato asilo dai talebani che allora controllavano gran parte dell’Afghanistan. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Dal 1996 i talebani presero il controllo su gran parte del Paese, in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, però, dopo che gli USA invasero l’Afghanistan il dominio talebano fu intaccato, e, da allora, il Paese ha vissuto in uno stato di perdurante guerra interna. Il gruppo islamista si riformò e iniziò a condurre una generale insorgenza che si è protratta fino ad oggi.

Si stima che il conflitto intra-afghano, solamente nel 2019, abbia causato la morte di 10.000 persone e che nell’ultimo decennio abbia procurato 100.000 vittime. Oltre alle morti, la guerra in Afghanistan ha distrutto anche l’economia del Paese dove il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha di recente affermato che, al momento, sono gli aiuti stranieri, il cui principale donatore è Washington, a tenere in piedi il bilancio del Paese.

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Camilla Canestri

di Redazione

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