India: presi 9 militanti vicini ad Al-Qaeda, nel mirino anche Nuova Delhi

Pubblicato il 19 settembre 2020 alle 13:04 in India Pakistan

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L’Agenzia Nazionale per le Indagini (NIA) dell’India ha rivelato, il 19 settembre, di aver arrestato 9 militanti islamici legati all’organizzazione di Al-Qaeda, che stavano pianificando attacchi in più località indiane, tra le quali anche la regione della capitale Nuova Delhi, su ordine di leader residenti in Pakistan.

La NIA ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che i militanti individuati farebbero parte di una cellula interna al Paese di Al-Qaeda, dislocata in più località, e che il gruppo di soggetti arrestati stesse architettando attentati contro impianti fondamentali dell’India, non specificati, con il fine ultimo di “uccidere innocenti e seminare terrore nelle loro teste”. L’Agenzia indiana ha poi specificato che i 9 individui erano tutti associati ad una fazione “sponsorizzata dal Pakistan” di Al-Qaeda e che sarebbero stati radicalizzati attraverso i social media.

Durante l’operazione, le autorità indiane hanno anche sequestrato pistole di fabbricazione nazionale, armi rudimentali, istruzioni per la realizzazione di ordigni esplosivi improvvisati e altro materiale incriminante. Oltre a questo, la NIA avrebbe rinvenuto anche molti dispositivi elettronici, vari documenti e scritti jihadisti.

Tutte le 9 persone arrestate sono risultate tra loro collegate, 6 sono state catturate nei pressi di Murshidabad, nello Stato indiano del Bengala Occidentale, collocato nell’India Nord-orientale, al confine con il Bangladesh, Nepal e Bhutan, e sono state identificate in Najmus Sakib, Abu Sufiyan, Mainul Mondal, Leu Yean Ahmed, Al Mamun Kamal e Atitur Rehman. I restanti 3, invece, sono stati arrestati nello Stato di Kerala, nella punta Sud-occidentale dell’India. Tra questi ultimi, è stato identificato il leader delle operazioni dei nove soggetti in Murshid Hassan, il quale, insieme agli altri due militanti, Iyakub Biswa e Mosaraf Hossen, si erano trasferiti nella regione dal Bengala occidentale come lavoratori. In particolare, due dei militanti sarebbero stati catturati a Perumbavoor, dove ha sede uno dei centri per migranti più grandi dello Stato di Kerala, mentre l’altro sarebbe stato preso nel distretto di Ernakulam.

Secondo quanto riferito da alcune fonti al The Indian Express, le retate che hanno portato alla cattura dei terroristi sarebbero avvenute sulla base di indizi dell’intelligence che segnalavano l’imminenza di attacchi terroristici, dopo che i soggetti erano già stati posti sotto osservazione da mesi. In particolare, le operazioni del 19 settembre, sarebbero scattate dopo che la polizia aveva registrato le informazioni ottenute in un First Information Report (FIR), l’11 settembre scorso, e l’arresto sarebbe scattato dopo che il gruppo si sarebbe procurato componenti per fabbricare una bomba quali batterie, switch, cavi e petardi, il cui clorato di potassio sarebbe stato utilizzato come esplosivo.

Oltre alle operazioni interne all’India, il gruppo si sarebbe anche procurato armi da fuoco a Delhi con l’intento di trasportarle nella regione del Kashmir per farle infine arrivare ai propri capi in Pakistan ma non è ancora chiaro quale gruppo attivo in tale area avrebbe dovuto ricevere le armi.

In India, sono attive più organizzazioni e gruppi terroristici, dei quali i più minacciosi sono legati appunto alla rete del jihadismo globale che fa capo ad Al-Qaeda.  Dal punto di vista legislativo, nel Paese, i casi di terrorismo sono trattati in riferimento a leggi quali l’Unlawful Activities Prevention Act (UAPA) del 1967, il South Asian Association for Regional Cooperation Convention on Suppression of Terrorism Act del 1993, e altre norme a livello statale. Di queste, la UAPA prevede che gli accusati siano colpevoli se vengono alla luce prove circa il possesso di armi o di materiale esplosivo, o la presenza di impronte digitali su un’eventuale scena del crimine. Per combattere la proliferazione e lo sviluppo di tali reti, Nuova Delhi ha anche preso parte a più iniziative, anche in collaborazione con attori internazionali quali gli Stati Uniti.

Tra gli attacchi più violenti verificatisi nel Paese, si ricorda la strage di Mumbai, perpetrata tra il 26 e il 29 novembre 2008, quando 12 attacchi condotti in diverse zone della città  avevano causato 164 vittime e 308 feriti. In quel caso, la responsabilità era ricaduta sul gruppo Lashkar-e-Taiba, fondato in Afghanistan nel 1987 e che si sospetta abbia la propria base a Muridke, vicino Lahore, nella provincia del Punjab in Pakistan. Secondo più studiosi di sicurezza internazionale, per la realizzazione della strage di Mumbai,  i servizi segreti pakistani avrebbero aiutato Lashkar-e-Taiba nel quadro di un più ampio sostegno ad attacchi terroristici volti a danneggiare l’India ma Islamabad ha sempre negato qualsiasi forma di coinvolgimento.

Le relazioni tra India e Pakistan sono tese, soprattutto a causa delle dispute territoriali legate alla regione del Kashmir  di cui i due Paesi e la Cina amministrano tre aree distinte, sebbene tali confini non siano mai stati riconosciuti ufficialmente.  Da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato da Nuova Delhi di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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