Coronavirus: perchè l’Egitto preferisce il vaccino cinese rispetto a quello russo

Pubblicato il 19 settembre 2020 alle 7:33 in Cina Egitto Russia

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Il governo egiziano ha in programma di firmare un accordo con la sua controparte cinese, a fine settembre, per favorire la distribuzione, entro 4 mesi, di un vaccino contro il coronavirus che è ora in fase finale di sperimentazione. Il Cairo ha ignorato le richieste russe di una partnership per la produzione di un altro vaccino anti-Covid19. Questo, nonostante Mosca sia diventata, l’11 settembre, la prima ad annunciare l’approvazione di un vaccino contro il nuovo virus.

Il Ministero della Salute egiziano ha annunciato, in una dichiarazione ufficiale, che inizierà a partecipare alle sperimentazioni cliniche per la terza fase di sviluppo di due vaccini prodotti da “un’azienda cinese che fornisce vaccinazioni di base per la poliomielite”. “È una delle aziende leader nel campo, con prove condotte su circa 15.000 persone”, ha affermato il Ministero, sottolineando che le fasi finali sono cruciali perché mirano a garantire l’efficacia dei vaccini.

Nel frattempo, ha fatto sapere il quotidiano al-Monitor, il governo del Cairo non ha risposto all’offerta russa di stabilire una partnership congiunta per la produzione del vaccino soprannominato Sputnik-V. In un comunicato stampa del 19 agosto, l’ambasciatore russo in Egitto, Georgy Borisenko, aveva espresso la disponibilità del suo Paese a cooperare con Il Cairo nelle varie fasi di sperimentazione del vaccino russo. “Questo vaccino potrebbe essere la base per favorire l’ulteriore sviluppo delle relazioni tra Egitto e Russia”, aveva detto l’ambasciatore Borisenko.

Il capo del comitato scientifico istituito a marzo dalle autorità egiziane per combattere il coronavirus, Hossam Hosni, ha tuttavia chiarito, durante un’intervista telefonica con al-Monitor, che l’Egitto ha intenzione di lavorare accanto alla Cina negli studi sui vaccini che quest’ultima sta portando avanti. “L’Egitto ha verificato le misure di sicurezza e prevenzione dei due vaccini per i quali ha annunciato sperimentazioni cliniche. Questo è uno dei motivi per cui il governo preferisce il vaccino cinese, per non parlare del fatto che le sue fasi di produzione sono soggette a supervisione e valutazione da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità”, ha affermato Hosni, specificando come Sputnik-V non sia stato ancora incluso dall’OMS nell’elenco dei vaccini i cui dati di sicurezza ed efficacia, raccolti durante la sperimentazione, siano stati adeguatamente sottoposti a revisione e valutazione.

Il capo del comitato scientifico egiziano ritiene che il Paese nordafricano potrebbe diventare un hub nel continente per la produzione di vaccini contro il Covid-19. Nel caso del vaccino cinese, l’Egitto è stato in grado di esaminare tutti i rapporti relativi a ciascuna fase degli studi clinici, ha spiegato Hosni, aggiungendo che, se la terza fase di sperimentazione clinica avrà successo, la cura sarà pronta entro sei mesi. Il Cairo ha comunque riservato 30 milioni di dosi del vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford, in Gran Bretagna, nel caso in cui l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione vengano dimostrate.

Una fonte ufficiale del Ministero della Salute ha rivelato ad al-Monitor, in condizioni di anonimato: “I due vaccini contro il coronavirus, alla cui sperimentazione il governo ha annunciato di voler partecipare, sono stati sviluppati dalla società cinese Sinopharm, il sesto più grande produttore di vaccini al mondo. Il governo di Pechino ha già approvato l’uso di emergenza di uno dei due vaccini, che è anche quello che l’Egitto inizierà a testare sui suoi volontari”. La fonte ha spiegato che i due vaccini verranno somministrati in due dosi tramite iniezioni intramuscolari, a 14 o 21 giorni di distanza. Secondo al-Monitor, l’Egitto preferisce il vaccino cinese poiché Pechino ha fornito al Cairo la tecnologia necessaria per produrlo, il che è un grande vantaggio alla luce della difficoltà di fornitura e distribuzione dei vaccini nel Paese nordafricano.

Ahmed Azab, ricercatore nel programma per il diritto alla salute dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali, ha riferito al quotidiano al-Monitor che l’Egitto starebbe partecipando a molte delle iniziative lanciate dall’OMS, perché intende garantire un’equa distribuzione del vaccino e assicurarne l’accesso ai Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, ha precisato il ricercatore, la partecipazione alle iniziative dell’OMS non è sufficiente a garantire che la maggior parte della popolazione abbia accesso alla vaccinazione, soprattutto alla luce di ostacoli come la mancanza di fondi. “Questo potrebbe essere il motivo per cui il Ministero della Salute egiziano sta firmando accordi, in particolare con i paesi i cui studi sui vaccini sono in fase avanzata, come la Cina”, ha aggiunto Azab, spiegando altresì che la preferenza egiziana per il vaccino cinese potrebbe essere collegata a un consenso politico tra i due Paesi. Il ricercatore ha poi ribadito che il vaccino russo deve ancora superare la terza fase degli studi clinici. “Nessun rapporto è stato rilasciato sui risultati ottenuti finora, nella prima e nella seconda fase”, ha aggiunto. “La Russia, a giugno, si era affrettata a produrre il vaccino contro l’Ebola, che, tuttavia, aveva superato solo due fasi. Ciononostante, il vaccino era stato inviato nei Paesi africani, ma, in seguito, erano stati scoperti problemi nella percentuale di anticorpi da esso generati”, ha rivelato Azab, esprimendo forte scetticismo anche in merito allo Sputnik-V.

A dimostrazione della volontà del governo egiziano di rafforzare i suoi legami con la Cina, le autorità del Cairo hanno firmato, il 7 settembre, un accordo con Pechino per permettere l’insegnamento della lingua cinese nelle scuole del Paese nordafricano. In particolare, il ministro dell’Educazione, Tarek Shawki, ha siglato un protocollo di cooperazione con l’ambasciatore cinese in Egitto, Liao Liqiang, per includere il cinese mandarino come lingua straniera elettiva. La decisione va inserita all’interno delle crescenti relazioni tra Il Cairo e Pechino, mentre la Cina cerca di espandere la sua presenza in uno dei maggiori Paesi della regione MENA, che include Nord Africa e Medio Oriente. Tuttavia, una partnership tra Egitto e Cina rischia di non piacere agli Stati Uniti alla luce della loro guerra commerciale con Pechino.

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Chiara Gentili

di Redazione

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