Afghanistan: eliminato un leader della “Red Unit” dei talebani

Pubblicato il 19 settembre 2020 alle 7:05 in Afghanistan Asia

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Le forze armate afghane hanno ucciso Ghairatullah, noto anche come Mullah Sangeen, il vice comandante della “Red Unit” dei talebani. Intanto, anche i negoziati non sembrano portare il Paese verso la fine delle violenze. 

Secondo quanto riferisce la stampa afghana, il 18 settembre, il Mullah Sangeen è stato eliminato durante un’operazione nel distretto di Surobi, a Kabul. Anche un altro combattente talebano, di nome Salahuddin Sadiq, è stato ucciso e 10 militanti sono rimasti feriti nell’operazione. Secondo la polizia di Kabul, il mullah Sangeen era la mentre dietro una serie di attacchi terroristici letali effettuati nella capitale afghana. Uno dei più mortali e recenti ha preso di mira il convoglio del vicepresidente del governo afghano, Amrullah Saleh, la mattina del 9 settembre. Sono morte 10 persone, ma Saleh si è riuscito a salvare. Tuttavia, i talebani hanno immediatamente rilasciato una dichiarazione negando qualsiasi coinvolgimento nell’attacco. Il Palazzo Presidenziale ha condannato l’assalto contro il convoglio del vicepresidente e ha affermato che tali azioni non possono indebolire la forte volontà di perseguire la pace della popolazione.

Intanto, i negoziati intra-afghani per la pace, in corso a Doha, in Qatar, stanno mostrando alcuni limiti. Salahuddin Rabbani, capo del partito afghano Jamiat-e-Islami, ha espresso la sua opposizione ai temi trattati nei colloqui e ha affermato che tale percorso non aiuterà il Paese a raggiungere la pace. Rabbani, che è stato anche capo dell’Alto Consiglio per la Pace durante l’amministrazione dell’ex presidente Hamid Karzai, ha comunicato tali osservazioni in un evento in occasione della commemorazione del 9° anniversario della morte di suo padre, l’ex presidente Burhanuddin Rabbani, assassinato in un attentato suicida contro la sua residenza a Kabul, nel 2011. Rabbani ha affermato che il sistema di governance centralizzato è fallito e che il processo di pace deve offrire anche l’opportunità di discutere l’attuale sistema politico. “Il partito Jamiat-e-Islami dell’Afghanistan non si è mai opposto al processo di pace”, ha dichiarato Rabbani, aggiungendo che “il partito non è d’accordo con l’attuale quadro per i negoziati di pace perché riteniamo che sia imperfetto”. 

Tali colloqui sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato a Doha, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Tuttavia, il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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