Di Maio sul caso di “Chico” Forti: il dialogo con gli USA

Pubblicato il 18 settembre 2020 alle 13:55 in Italia USA e Canada

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Negli ultimi due mesi, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, è tornato in più occasioni sul caso di Enrico Forti, detto “Chico”, un cittadino italiano detenuto da 20 anni negli Stati Uniti e che continua a dichiararsi innocente. 

Enrico Forti, 61 anni, è un ex produttore televisivo ed ex campione di windsurf che sta scontando una condanna all’ergastolo senza condizionale negli Stati Uniti, per l’omicidio di un uomo d’affari australiano, Dale Pike, 43 anni all’epoca dei fatti. Pike è stato trovato morto a Miami il 16 febbraio del 1998, il giorno dopo aver incontrato Forti. L’uomo si professa da sempre innocente e il suo caso presenta alcune ombre che hanno portato gruppi di persone a mobilitarsi per chiedere la riapertura delle indagini. Tuttavia, negli Stati Uniti non è facile riaprire un caso giudiziario e operare una revisione di una sentenza di condanna. Può accadere, ma è molto difficile da ottenere. 

Il 31 luglio, Di Maio ha riportato l’attenzione sul caso, quando ha citato l’impegno dell’attuale governo per i nostri connazionali all’estero, in un video registrato dallo stesso ministro alla Farnesina. Il primo ad essere stato citato è Mario Paciolla, un ragazzo napoletano di 33 anni, deceduto in circostanze ancora da chiarire in Colombia, dove si era recato come cooperante per l’ONU. Successivamente, il ministro ha riferito che il governo rimane impegnato a “fare giustizia” sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni in Egitto. Infine, sottolineando che si tratta di una situazione diversa rispetto alle precedenti, Di Maio ha sottolineato l’attenzione dell’esecutivo verso il caso di Enrico Forti. “Stiamo lavorando, con il nostro ambasciatore negli Stati Uniti e con il governo degli Stati Uniti per riportalo qui”, ha dichiarato il ministro. 

Il 9 settembre, il tema è stato nuovamente affrontato durante un’intervista televisiva al Tg2 Post. “Io posso dire che Chico Forti è veramente nel mio cuore, lui sente anche via e-mail persone a me vicine”, ha dichiarato il ministro, interrogato sulla questione. Durante l’intervista, Di Maio ha fornito alcuni dettagli utili a capire come procede il dialogo con gli Stati Uniti sulla situazione di Chico Forti. “Se vogliamo arrivare all’obiettivo di riportarlo in Italia serve un dialogo con profilo basso con tutte le istituzioni coinvolte. C’è lo Stato dove Chico Forti è detenuto, con cui stiamo dialogando e l’amministrazione degli Stati Uniti”, ha dichiarato, aggiungendo: “Sicuramente le elezioni presidenziali negli Stati Uniti stanno rallentando alcuni processi”. Tuttavia, rassicura Di Maio, il dialogo con le autorità locali – sia quelle dello Stato della Florida sia quelle federali – lascia spazio alla speranza. “Non voglio sbilanciarmi, ovviamente, però so che ci sono tanti italiani che aspettano che Chico ritorni a casa e sappiamo benissimo che da tutte le prove si evince che è vittima di un’ingiustizia e si è fatto 20 anni di carcere ingiustamente”, ha aggiunto il ministro. 

Similmente, il 6 settembre, mentre si trovava a Martina Franca, Di Maio ha rassicurato un gruppo di persone che segue la questione sull’attenzione al caso Forti. “Ho parlato anche con gli altri sostenitori. Me ne sto occupando e la sto seguendo passo, passo. E’ importante anche il modo in cui la seguiamo. Attenzione perché è un’interlocuzione con il governo degli Stati Uniti”, ha affermato il ministro. “Chico Forti è nel mio cuore. Il caso Chico Forti è nel mio cuore e ve lo posso assicurare”, ha poi concluso. Le parole di Di Maio sottolineano alcuni problemi nella gestione di un caso di questo tipo da parte dell’attuale governo. In primo luogo, è importante sottolineare alcune questioni che riguardano l’Italia e che hanno interessato l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il premier Giuseppe Conte e il ministro Di Maio sono stati tra i maggiori promotori di un’apertura verso la Cina, uno Stato contro il quale gli USA stanno mettendo in guardia i propri alleati. Il memorandum da 2,5 miliardi di euro firmato tra Pechino e Roma, il 23 marzo 2019, era stato accolto con entusiasmo da Di Maio ed era risultato poco gradito agli Stati Uniti. Inoltre, le dichiarazioni sul decreto Golden Power e l’opposizione all’acquisto dei caccia F-35 statunitensi rendono il Movimento 5 Stelle un interlocutore non particolarmente allineato alle posizioni di Washington. 

Infine, Di Maio ha citato la questione delle elezioni statunitensi. Il presidente Trump si trova di fronte ad una situazione interna estremamente complessa. Sebbene i dati vadano letti con attenzione, per una serie di ragioni legate alla peculiarità delle elezioni statunitensi, le medie dei principali sondaggi aggregati fornite da RealClearPolitics ci dicono che Trump rimane indietro rispetto a Biden. Il candidato democratico sembra essere in vantaggio, seppure leggero in alcuni casi, in tutti gli Stati in bilico, tranne in Ohio. Tuttavia, la partita rimane aperta e saranno importanti i risultati elettorali in Stati come Florida, Pennsylvania, Michigan, Carolina del Nord, Arizona, Wisconsin. Di fronte alla terribile crisi che il Paese sta attraversando a causa della pandemia di coronavirus e di fronte alle proteste del movimento noto come Black Lives Matter, si è presentato come il candidato per “la Legge e l’Ordine”. La riapertura di un caso giudiziario per omicidio, in uno Stato in bilico come la Florida, è con poca probabilità una questione che verrà affrontata prima delle nuove elezioni del 3 novembre. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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