La Libia dopo l’annuncio di Sarraj: un futuro incerto

Pubblicato il 18 settembre 2020 alle 9:18 in Africa Libia

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Il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha chiesto alle Nazioni Unite di sostenere il popolo libico nell’organizzazione di un referendum costituzionale. Parallelamente, l’Onu ha definito “coraggiosa” la decisione del premier, Fayez al-Sarraj, di dimettersi.

In particolare, in una lettera indirizzata al Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, affiliato al GNA, ha chiesto alle Nazioni Unite di aiutare la Libia ad indire un referendum costituzionale in linea con i meccanismi e i criteri democratici riconosciuti a livello internazionale. Al-Mishri ha spiegato che il progetto relativo alla Costituzione è stato completato circa due anni fa, ma è da allora che si è in attesa di un processo referendario che porti alla sua piena attuazione. Il testo, ha poi aggiunto al-Mishri, è stato elaborato in completa “legittimità” da un’Assemblea Costituente, un organo eletto tramite elezioni generali dirette. Il progetto di costituzione è stato approvato da più di due terzi dei suoi membri, rappresentanti tutti i collegi elettorali e le diverse regioni libiche.

La richiesta di al-Mishri si colloca in un quadro di crescenti sforzi diplomatici profusi a livello sia regionale sia internazionale, con l’obiettivo di giungere a una soluzione politica in Libia. Tra le ultime mosse, il primo ministro di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha annunciato, il 16 settembre, che è disposto a dimettersi entro la fine del mese di ottobre, ovvero una volta che verrà nominato un nuovo premier e formato un nuovo organo esecutivo. Ciò avverrà nel corso di un “dialogo” che si terrà sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Queste ultime, dal canto loro, hanno accolto con favore la decisione di al-Sarraj, definendola “coraggiosa”. In particolare, l’inviata speciale ad interim della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Stephanie Williams, ha sottolineato che l’annuncio del premier tripolino giunge in un momento particolare, cioè in una fase “cruciale” per la perdurante crisi libica, in cui risulta essere evidente che non è più possibile accettare lo status quo attuale. A tal proposito, le parti libiche sono state esortate ad assumersi pienamente le proprie responsabilità, a prendere decisioni “storiche” e a trovare compromessi per il bene del Paese. A detta di Williams, il clima è favorevole per la ripresa del dialogo politico intra-libico. Parallelamente, l’inviata dell’Onu ha invitato la comunità internazionale a rispettare la sovranità libica, a porre fine alle ingerenze esterne negli affari del Paese e ad aderire pienamente all’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, al momento il destino della Libia risulta essere incerto. Tra le mosse attese nel futuro prossimo vi è la visita del presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, in Russia. Quest’ultima, accanto alla Turchia, si è di recente detta a favore di un accordo di cessate il fuoco e di una risoluzione politica al conflitto.

Nel frattempo, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, in una conferenza stampa del 17 settembre ha puntato il dito contro al-Mishri. In particolare, quest’ultimo è stato accusato di “tradimento” e di aver servito gli interessi della Fratellanza Musulmana, ricevendo altresì fondi dal Qatar e dalla Turchia. Tali denunce sono giunte attraverso il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, il quale ha accusato anche il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, di orientamento islamista, di non lavorare per lo Stato libico, bensì per la Fratellanza, a sua volta “gestita” da Ankara e Doha. Pertanto, al-Mismari ha messo in dubbio la capacità di al-Mishri e di altri attori libici di impegnarsi a favore di una risoluzione della crisi libica.

Secondo alcuni analisti, le dimissioni di al-Sarraj potrebbero, in realtà, esacerbare ulteriormente le divergenze e le lotte interne alle milizie poste al controllo della Libia occidentale, oltre che tra alti funzionari governativi e gruppi armati di Tripoli e Misurata, questi ultimi affiliati al ministro dell’Interno, Fathi Bashagha. L’intero GNA potrebbe essere sciolto, e la situazione di incertezza potrebbe mettere nuovamente in luce il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione libica e la debolezza del governo. Tuttavia, l’annuncio del 16 settembre rappresenta un punto di partenza “per un nuovo ciclo di manovre” che determinerà il futuro del Paese.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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