Egitto e USA parlano del processo di pace in Medio Oriente

Pubblicato il 18 settembre 2020 alle 11:14 in Egitto USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo di Stato egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 17 settembre, ha ricevuto il presidente del World Jewish Congress, Ronald S. Lauder. L’incontro ha preso in esame gli ultimi sviluppi del processo di pace in Medio Oriente e le relazioni tra Il Cairo e Washington.

Il meeting, come riportato da al-Araby al-Jadeed, ha visto anche la presenza del capo dei servizi segreti generali egiziani, il maggiore generale Abbas Kamel. Secondo una dichiarazione della presidenza egiziana, al-Sisi ha colto l’occasione per evidenziare l’importanza “strategica” dell’asse USA-Egitto e, di conseguenza, la necessità di rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali tra i due Paesi in molteplici campi. Ciò alla luce delle sfide a cui la regione mediorientale e Nord-africana sta assistendo, che richiedono un maggiore coordinamento e “consultazioni regolari”, con il fine di giungere a soluzioni politiche alle diverse crisi e far fronte alla minaccia del terrorismo e dell’ideologia estremista.

Da parte sua, Lauder ha dichiarato che le relazioni tra Egitto e Stati Uniti sono “distinte” ed ha elogiato il ruolo del Cairo in quanto promotore della pace e della stabilità in Medio Oriente, grazie alla guida del presidente al-Sisi.  Quest’ultimo, ha riferito Lauder, si è impegnato per contrastare la minaccia terroristica ed estremista e, al contempo, per diffondere i valori di tolleranza e pace.

Circa gli ultimi sviluppi sul processo di pace in Medio Oriente e gli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein, al-Sisi ha dichiarato che, al momento, la comunità internazionale dovrebbe incoraggiare la ripresa dei negoziati tra Israele e l’Autorità palestinese, con il fine ultimo di giungere ad una soluzione “giusta e inclusiva” al conflitto israelo-palestinese. Questi, ha sottolineato il presidente egiziano, dovrebbero svolgersi tenendo in considerazione le risoluzioni e le decisioni già stabilite a livello internazionale, considerate un punto di partenza per portare stabilità, prosperità e pace tra i popoli mediorientali.

Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, si è adoperato per consolidare le relazioni tra il suo Paese e Israele, a tal punto che le due parti hanno spesso assunto la medesima posizione in alcune questioni regionali. Non da ultimo, il piano di pace, definito “accordo del secolo”, promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e da egli annunciato il 27 gennaio 2020. L’avvicinamento dell’Egitto ad Israele ha avuto inizio il 26 marzo 1979, con la firma del trattato di pace israelo-egiziano, divenendo il primo Paese arabo a firmare un accordo di tale tipo con lo Stato israeliano. Il 3 novembre 2015, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è giunto anche il primo voto a favore di Israele da parte egiziana, nell’ambito delle elezioni per l’adesione di Israele all’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico.

Ronald S. Lauder, presidente del World Jewish Congress, era tra gli invitati alla cerimonia, del 15 settembre, per la firma degli accordi di normalizzazione. Il primo patto, nominato “accordo Abraham”, è stato annunciato dal capo della Casa Bianca il 13 agosto, ed ha di fatto normalizzato le relazioni tra Israele e UAE. In particolare, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. Successivamente, il presidente Trump, l’11 settembre, ha annunciato che, dopo gli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrein aveva normalizzato le sue relazioni diplomatiche con Israele. La mossa, che, a detta del capo della Casa Bianca, ha l’obiettivo di allentare le tensioni in Medio Oriente, punta a frenare soprattutto le azioni dell’Iran, storico nemico di Washington e Tel Aviv.

Per Lauder, un miliardario che ha impiegato il proprio denaro per sostenere le comunità ebraiche in più di cento Paesi, ha affermato, poco prima della firma degli accordi, che questi apriranno le porte ad un nuovo percorso, il quale porterà pace non solo tra arabi ed ebrei, ma anche tra israeliani e palestinesi e rafforzeranno la presenza della comunità ebraica nel mondo arabo.

 


Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.