Ecuador: i lavoratori protestano contro le misure economiche del governo

Pubblicato il 18 settembre 2020 alle 6:15 in America Latina Ecuador

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Una marcia indetta dal Fronte Unitario dei Lavoratori (FUT) dell’Ecuador ha girato il centro di Quito per protestare contro le nuove misure economiche varate dall’Esecutivo nel mezzo dell’emergenza COVID-19 e i licenziamenti nel settore pubblico e privato.

“Questa manifestazione popolare è contro un governo indolente che non è mosso dai bisogni della gente. Diciamo basta, signor ministro del lavoro, non permetta che migliaia di ecuadoriani continuino ad essere licenziati nel settore pubblico e privato. Ecco perché diciamo basta alla corruzione, basta ai licenziamenti “, ha dichiarato Ángel Sánchez, presidente della Confederazione ecuadoriana dei sindacati liberi (Ceols), una sussidiaria di FUT.

I manifestanti si sono radunati nelle vicinanze del Fondo di previdenza sociale, nella parte centro-settentrionale della capitale Quito.

Coperti di maschere e portando ombrelli per proteggersi dalla forte pioggia che è caduta in città nel pomeriggio, operai, universitari, docenti e pensionati hanno cercato di raggiungere la Plaza Grande, nel centro storico, dove si trova il Palazzo del Governo.

Il presidente della FUT, Mesías Tatamuez, ha sottolineato che nemmeno il diluvio ha potuto contenere la manifestazione contro il “governo neoliberista” del presidente Lenín Moreno e dei suoi ministri, principalmente contro il capo del gabinetto, María Paula Romo, accusata martedì di aver ordinato alla polizia di sopprimere una protesta di medici neolaureati.

Il 16 settembre, una recinzione della polizia ha impedito ai manifestanti di entrare nella Plaza Grande, protetta da veicoli antisommossa, filo spinato e recinzioni metalliche.

Durante le proteste si sono verificati scontri tra manifestanti e polizia che ha utilizzato gas lacrimogeni e idranti per deviare la marcia verso la piazza centrale di Santo Domingo, a diversi isolati dal Palazzo del Governo.

Una protesta simile si è svolta nella città di Cuenca, dove i manifestanti si sono radunati davanti al Palazzo del Governo.

L’Ecuador ha l’ottava maggior economia nell’America Latina e la 61º al mondo, con un PIL che nel 2012 è stato di circa 150 miliardi di dollari (PPA), con un prodotto pro-capite di 10.215 $. Dal 2007 al 2012 l’economia ecuadoriana è cresciuta ad una media annua del 4,3%, al di sopra della crescita media degli altri paesi dell’America Latina, nonostante la crisi internazionale mondiale avvenuta a partire dal 2008. Il tasso di povertà è diminuito, dal 2001 al 2011, dal 40% al 17,4%. In un’indagine del 1998, risulta che la povertà è sostanzialmente maggiore tra le popolazioni indigene, in particolar modo tra le popolazioni rurali della sierra, dove arrivava al 96% della popolazione indigena, contro il 61% della popolazione non indigena, mentre di estrema povertà era affetta il 56% della popolazione indigena contro il 25% della non-indigena. Anche il lavoro infantile è maggiore tra le popolazioni indigene: nel 2001 solo il 57% dei minori tra i 5 e 18 tra gli indigeni andavano a scuola senza lavorare, contro il 73% dei non indigeni. Il petrolio, le cui riserve accertate sono state stimate a 6,51 miliardi di barili a partire dal 2011, rappresenta il 40% delle esportazioni e contribuisce al mantenimento di un saldo commerciale positivo. L’inflazione al consumatore è salita dal 4,5% al 5,3% dal 2011 al 2012, mentre il tasso di disoccupazione negli stessi anni è calato dal 4,2 al 4,1%, il più basso di sempre, nonostante la maggioranza della popolazione dell’Ecuador sia in età lavorativa, in quanto relativamente giovane.

Il paese ha subito in questi ultimi anni una notevole trasformazione, passando da un’economia prevalentemente agricola ad una industriale e sviluppata soprattutto nel settore terziario; nel 2012 infatti i servizi incidono per il 57,6% del PIL, contro il 6% dell’agricoltura e il 36,1% dell’industria, nonostante la forza lavoro sia ancor più rilevante nell’agricoltura (27%) che nell’industria (19%), mentre nei servizi occupa il 54%.

Tra il 2006 e il 2016, la povertà è diminuita dal 36,7 % al 22,5 %. Allo stesso tempo, le disuguaglianze, come misurato dall’indice di Gini, è diminuito 0,55 al 0,47.


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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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