Bielorussia chiude frontiere con Polonia e Lituania

Pubblicato il 18 settembre 2020 alle 9:12 in Bielorussia Repubbliche Baltiche

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Bielorussia è costretta a chiudere il confine di stato con la Lituania e la Polonia, nonché a rafforzare il confine con l’Ucraina – ha affermato giovedì il capo dello stato bielorusso Aleksandr Lukashenko, parlando al forum femminile “Per la Bielorussia” che si tiene nel complesso culturale e sportivo della capitale “Minsk-Arena”. Lukashenko ha fatto appello ai popoli di questi tre paesi con un appello affinché fermino i loro politici e impediscano l’inizio di una “guerra calda” contro la Bielorussia.

“Siamo costretti a ritirare le truppe dalle strade, come ho già detto, per mettere sotto le armi metà dell’esercito e chiudere il confine di stato ad ovest, principalmente con Lituania e Polonia. Siamo costretti a rafforzare il confine di stato, con nostro grande dispiacere, con la nostra sorella Ucraina” – ha detto Lukashenko. Il capo dello Stato ha coinvolto Putin nella sua decisione, osservando di essere “stato costretto, insieme al presidente russo e al ministro della Difesa, a rafforzare la difesa dello Stato dell’Unione”. Il presidente della Bielorussia ha affermato che le esercitazioni militari precedentemente pianificate, che ora si svolgono nella parte occidentale della repubblica, sono state intensificate. Lukashenko ha detto che gli esercizi “Confraternita slava – 2020” in relazione alla situazione acuta si svolgeranno in due fasi.

Lukashenko ha aggiunto che non vuole che si combatta una guerra nel suo paese. “Non voglio che la Bielorussia e la stessa Polonia, o la Lituania, si trasformino in un teatro di operazioni militari dove non verranno risolti i nostri problemi, ma solo aggravati. Pertanto, oggi, davanti a questa sala del popolo patriottico avanzato più bello, voglio fare appello ai popoli di Lituania, Polonia e Ucraina – fermate i vostri pazzi politici, non lasciate che la guerra scoppi” – ha affermato il presidente bielorusso, visibilmente accalorato.

Il capo dello Stato si è rivolto anche alle donne presenti nel pubblico. “Tornerete a casa. Dite ai vostri familiari cosa sta realmente succedendo” – ha esortato il presidente. Secondo Lukashenko, la questione della Bielorussia, della Russia e, forse, dell’intera Europa si sta risolvendo ora. “Non possiamo farla diventare una guerra calda” – ha concluso.

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%. Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, mentre il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha definito le elezioni “non ottimali”.

Il presidente Lukashenko ha denunciato l’interferenza straniera negli eventi in Bielorussia e ha accusato diversi paesi occidentali di essere dietro le proteste, in particolare Polonia, Lituania, Regno Unito e Repubblica ceca. 

Per contenere le manifestazioni gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 200 agenti delle forze dell’ordine, e più di 10.000 persone sono state arrestate. Quattro persone sono morte. Le autorità alternano momenti di repressione, come nei primi giorni dopo il voto e dallo scorso 6 settembre ad oggi, e momenti in cui consentono pacifiche manifestazioni, come tra il 15 agosto e il 5 settembre.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Il governo lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko, seguito pochi giorni dopo da Estonia e Lettonia. Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo.

Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. Una posizione ribadita lo scorso 14 settembre, quando il presidente bielorusso è volato a Sochi, per un vertice bilaterale.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione