Il progetto di Johnson sulla Brexit mette a rischio i futuri rapporti tra USA e Regno Unito

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 12:27 in UK USA e Canada

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Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, è volato negli Stati Uniti per discutere delle conseguenze del disegno di legge sul mercato interno proposto dal governo di Londra. La visita giunge dopo che alcuni democratici americani hanno dichiarato che si opporranno a qualsiasi futuro accordo commerciale tra USA e Regno Unito qualora il nuovo progetto di legge dovesse minacciare il cosiddetto accordo del Venerdì Santo. Quest’ultimo, altresì denominato Belfast Agreement, firmato nel 1998, rappresenta uno dei più importanti sviluppi del processo di pace dell’Irlanda del Nord e ha messo fine al periodo di violenze delle organizzazioni politiche e para-militari nazionaliste irlandesi e nord-irlandesi.

Durante la sua visita, iniziata mercoledì 16 settembre, Raab ha incontrato la sua controparte statunitense, rappresentata dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e diversi democratici filo-irlandesi, tra cui la presidente della Camera, Nancy Pelosi, e il presidente della Commissione Ways and Means della Camera, Richard Neal, che sovrintende agli accordi commerciali.

Una dichiarazione congiunta firmata da quattro alti membri del Congresso aveva specificato che la proposta di legge britannica “avrebbe potuto avere conseguenze disastrose per l’accordo del Venerdì Santo e per il più ampio processo di mantenimento della pace nell’isola d’Irlanda”. “Molti al Congresso e negli Stati Uniti ritengono che la questione dell’accordo del Venerdì Santo e quella di un potenziale trattato di libero scambio tra Stati Uniti e Regno Unito siano indissolubilmente legati”, si legge nella dichiarazione, inviata al primo ministro britannico, Boris Johnson. Oltre a Neal, gli altri tre firmatari della lettera sono stati Eliot Engel, capo della commissione per gli affari esteri del Congresso, William Keating, presidente della sottocommissione della Camera per gli affari europei e Peter King, l’unico repubblicano tra i quattro, che possiedono tutti una significativa porzione di popolazione irlandese nelle loro circoscrizioni. La stessa Repubblica d’Irlanda ha esercitato forti pressioni sul Congresso degli Stati Uniti in merito questione.

Anche Joe Biden, il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, di origini irlandesi, è un fervido sostenitore dell’Accordo del Venerdì Santo. Esprimendosi in merito alle condizioni per un futuro accordo commerciale bilaterale tra USA e Regno Unito dopo la Brexit, Biden ha dichiarato, riprendendo l’avvertimento di molti suoi colleghi democratici: “Non possiamo consentire che l’Accordo del Venerdì Santo, che ha portato la pace nell’Irlanda del Nord, diventi una vittima della Brexit”.

Con il suo controverso progetto di legge sul mercato interno, annunciato il 9 settembre, il primo ministro britannico Boris Johnson intende modificare unilateralmente alcuni punti dell’accordo di divorzio sottoscritto mesi fa con l’UE. Il disegno, fortemente contestato da Bruxelles, dal governo irlandese e dall’opposizione parlamentare inglese, mira a rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Il testo, che lo stesso ministro Brandon Lewis ha ammesso potrebbe rappresentare una violazione, seppur “limitata”, del diritto internazionale, punta, in definitiva, a ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna dopo l’effettiva entrata in vigore della Brexit, ovvero alla mezzanotte del 31 dicembre 2020.

“Il protocollo sull’Irlanda del Nord, contenuto nel trattato di recesso dall’UE, è stato concordato da Londra e Bruxelles con l’obiettivo di garantire una concorrenza leale dopo la Brexit e rispettare il trattato di pace del 1998, che ha posto fine a tre decenni di rivolte in quella parte dell’isola”, ha affermato, il 13 settembre, il ministro della Giustizia irlandese, Helen McEntee. Secondo gli oppositori del progetto di Johnson, il nuovo disegno di legge britannico, che vorrebbe evitare la nascita di una sorta di “barriera marittima” tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord in caso di mancato accordo, potrebbe portare a un confine duro sull’isola d’Irlanda, una condizione che è stata precedentemente smantellata con lo storico accordo del Venerdì Santo. Per Johnson, le modifiche all’accordo serviranno a costituire “una rete di sicurezza legale per proteggere il Paese da interpretazioni estreme o irrazionali del protocollo dell’Irlanda del Nord”. Se approvata, la norma darà ai ministri il potere di ignorare parti dell’accordo modificando la forma delle dichiarazioni di esportazione e di altre procedure di uscita.

I difficili negoziati sull’accordo di uscita dall’UE sono ripresi la scorsa settimana a Bruxelles. Il Regno Unito ha lasciato il blocco europeo a gennaio ma è rimasto all’interno del suo mercato unico, in gran parte privo di barriere commerciali, in virtù di un accordo sullo status quo che scadrà a fine dicembre. Le parti stanno negoziando un accordo commerciale per definire le future relazioni post-Brexit, ma Londra ha dichiarato che potrebbe ritirarsi se non riuscisse ad ottenere condizioni favorevoli. Secondo gli esperti, il progetto del governo di Londra causerà ulteriori ritardi nelle trattative sulle rimanenti questioni da definire prima della Brexit e complicherà ulteriormente i rapporti tra la delegazione britannica e quella europea, rischiando di cancellare definitivamente le possibilità di un’uscita dal blocco con “deal”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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