Migranti si gettano in mare a largo di Palermo

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 18:06 in Immigrazione Italia

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Circa 70 migranti sono saltati in mare dalla nave di soccorso spagnola Open Arms, il 17 settembre, nel tentativo di raggiungere a nuoto la città di Palermo.

L’imbarcazione ospitava 270 migranti e quelli che si sono tuffati in mare sono stati soccorsi dalle navi della Guardia Costiera italiana e della polizia. L’Open Arms ha effettuato tre operazioni di soccorso separate nel Mediterraneo centrale, tra l’8 e il 10 settembre. L’equipaggio è ancora in attesa di istruzioni su dove sarà consentito lo sbarco ai migranti. Intanto, la Guardia Costiera italiana ha trasferito nei giorni scorsi due donne incinte e uno dei loro mariti a terra, per garantirgli assistenza medica. L’episodio del 17 settembre mostra la crisi che attraversano i migranti, costretti a traversate estremamente pericolose per raggiungere le coste dell’Europa. Inoltre, negli ultimi mesi le problematiche già esistenti si sono sommate alla crisi legata al coronavirus. I migranti, quindi, devono osservare un periodo di quarantena, solitamente trascorso in mare, prima di scendere dalle imbarcazioni e iniziare l’iter burocratico per rimanere nel Paese.  

Centinaia di migranti muoiono ogni anno nel Mar Mediterraneo mentre tentano di raggiungere l’Europa dal Nord Africa. Quest’anno, secondo l’OIM, sono morte in questo modo almeno 562 persone, la maggior parte delle quali sulla rotta del Mediterraneo centrale. Tuttavia, il numero effettivo di decessi potrebbe essere molto più alto. “L’assenza di un approccio prevedibile, umano e sostenibile alla situazione nel Mediterraneo continua a mettere in pericolo vite umane”, ha dichiarato Safa Msehli, a tale proposito. Il picco di decessi legato al fenomeno migratorio nel Mediterraneo è stato raggiunto nel 2016, quando 3.268 persone hanno perso la vita in 12 mesi.

Durante il 2020, il naufragio con il maggior numero di vittime si è verificato sempre a largo delle coste libiche, il 17 agosto, e ha causato 45 vittime, tra cui alcuni bambini. Un’imbarcazione con a bordo circa 82 migranti si è capovolta, a causa di un guasto al motore che ne ha provocato l’esplosione. L’incidente è avvenuto a largo della città occidentale di Zuara. Successivamente, il 19 agosto, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’IOM hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno riferito che almeno 45 persone sono annegate o risultano disperse, tra cui anche 5 bambini, sulla base di quanto riportato dai restanti 37 sopravvissuti. Le due agenzie hanno quindi chiesto un cambiamento nell’approccio internazionale alla situazione nel Mediterraneo e in Libia.

Inoltre, le due agenzie, insieme ad alcuni gruppi per la tutela dei diritti umani, hanno ripetutamente chiesto di porre fine alla pratica di intercettare e rimpatriare i migranti in Libia, affermando che molti di questi vengono inviati in centri di detenzione sovraffollati, dove non vi è accesso a razioni di cibo e acqua adeguate. Lo staff dell’OIM e dell’UNHCR riferisce che il ciclo di reclusione, maltrattamenti ed estorsioni finalizzate a trasporli illegalmente in Europa ricomincia da capo, se i migranti vengono riportati in Libia. In tale quadro, le autorità libiche sono state invitate ad adottare misure contro i trafficanti di esseri umani, che portino allo smantellamento delle organizzazioni,che sono guidate da gruppi criminali, così da evitare “ulteriori sfruttamenti e violazioni”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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