Lesbo: migranti di Moria trasferiti in un nuovo centro

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 18:36 in Grecia Immigrazione

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La polizia di Lesbo ha avviato un’operazione di ricollocamento per trasferire in un nuovo centro le migliaia di rifugiati rimasti senza un tetto dopo l’incendio che ha devastato il campo profughi di Moria, il 9 settembre.

Nella mattinata di giovedì 17 settembre, gli ufficiali hanno portato i migranti nel centro di Kara Tepe, una struttura temporanea allestita in fretta vicino alla principale città dell’isola, Mitilene. Molti, tuttavia, si sono rifiutati di andare, temendo che le condizioni di vita potessero essere peggiori di quelle di Moria, dove circa 12.000 migranti vivevano in un campo costruito per ospitarne al massimo 3.000.

“L’obiettivo è salvaguardare la salute pubblica”, ha detto all’agenzia di stampa Agence France Presse il portavoce della polizia, Theodoros Chronopoulos, confermando che “è in corso un’operazione che risponde a scopi umanitari”. Alcuni membri della ONG Medici Senza Frontiere (MSF), che ha aperto una clinica di emergenza nella zona, hanno detto che, nella notte, è stato impedito loro di accedere alla propria struttura, a causa delle barricate erette dalle forze dell’ordine. “È in corso un’operazione di polizia per portare i rifugiati nel nuovo campo. Ciò, tuttavia, non dovrebbe impedire l’assistenza medica”, ha denunciato MSF su Twitter.

Più di 12.000 persone, comprese intere famiglie con anziani e neonati, sono rimaste senza casa quando un incendio ha dilaniato il campo di Moria, sovraffollato e antigenico. Il centro era stato costruito circa cinque anni fa, al culmine della crisi dei rifugiati in Europa. Migliaia di persone si sono ritrovate a dover dormire sotto tendoni allestiti ai bordi delle strade o nei parcheggi dei supermercati. Nella giornata di mercoledì 16 settembre, circa 1.000 nuove tende sono state montate nel nuovo sito, ciascuna in grado di ospitare da otto a dieci persone.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha esortato la Grecia ad accelerare le procedure di asilo sull’isola di Lesbo. “L’idea non è che le persone rimangano per sempre a Lesbo, ma che vengano accelerati i processi per trasferire altrove i migranti, gradualmente e in modo ordinato, ad esempio verso la capitale, Atene, o in altre zone della terraferma”, ha dichiarato il capo dell’agenzia dell’ONU in Grecia, Philippe Leclerc.

L’UNHCR ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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