Crisi politica in Tunisia: il destino incerto di Ghannouchi

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 15:31 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente dell’Assemblea monocamerale tunisina, Rachid Ghannouchi, continua ad essere oggetto di critiche da parte dei suoi oppositori, tra cui il partito conservatore Free Destourian Party (PDL). Ciò alimenta ulteriormente una perdurante situazione di instabilità politica.

Il quotidiano al-Arabiya, in un articolo del 17 settembre, parla di un “nuovo capitolo” della lotta condotta dalla leader del PDL, Abir Moussi, contro il presidente parlamentare e leader del partito di orientamento islamista moderato Ennahda, il quale è stato accusato di avere legami con la Fratellanza musulmana e di favorire l’attuazione dei piani dell’organizzazione in Tunisia. In un’intervista con un’emittente radio locale, nella sera del 16 settembre, Moussi ha affermato che il proprio movimento politico ha sventato i piani di Ghannouchi e della Fratellanza, inerenti altresì il dossier libico, impedendogli di assumere il potere, alla guida del Paese, e approvare “accordi turchi”.

Parallelamente, Ghannouchi e il partito di appartenenza sono stati accusati di sostenere il terrorismo e di essere coinvolti in alcune operazioni, tra cui l’attentato a Sousse del 6 settembre. A tal proposito, è stato affermato che, sebbene vi siano prove e documenti ufficiali che dimostrano che la Fratellanza e i suoi sostenitori hanno favorito la crescita del terrorismo in Tunisia dal 2013, le istituzioni statali sono rimaste inermi, coprendo tutti quei partiti che finanziano e sostengono le organizzazioni terroristiche.

Oltre a tale tipo di accuse, il presidente del Parlamento tunisino deve far fronte anche ad una sorta di movimento di protesta all’interno di Ennahda. Come riferito anche dal quotidiano al-Arab, circa 100 esponenti del partito islamista, inclusi membri dell’ufficio esecutivo, del Consiglio della Shura, del blocco parlamentare e dei comitati locali e regionali, hanno firmato una petizione in cui si chiede al leader di non ricandidarsi alla guida del movimento nel corso della “undicesima conferenza” prevista per la fine del 2020.

A tal proposito, alcune fonti mediatiche hanno rivelato che la petizione è il risultato di uno stato di rabbia diffusosi all’interno del movimento, provocato, a sua volta, da un “clima di tensione a livello organizzativo” animato dallo stesso Gannouchi, il quale ha cercato di far approvare una risoluzione che gli consentirebbe di candidarsi di nuovo alla presidenza del movimento, contrariamente alle decisioni prese alla nona conferenza, in cui era stato stabilito che il presidente parlamentare avrebbe ricevuto solo due mandati. Fonti vicine al partito hanno riferito ad al-Arab che Ghannouchi, attraverso le proprie mosse, minerebbe gli equilibri all’interno del partito, in quanto favorirebbe la sola “famiglia Gannouchi” e ciò avrebbe già portato alle dimissioni di alcuni membri, i quali hanno lamentato un’assenza di “democrazia”.

Tale situazione mette a rischio il ruolo del presidente parlamentare, il quale, secondo analisti politici, potrebbe alla fine arrendersi e lasciare l’incarico di leader di Ennahda. Al di là del futuro incerto di Ghannouchi, il quale si troverebbe nel mezzo di una “tempesta”, Mustafa Bin Ahmed, un deputato tunisino del partito Tahya Tounes, ha sottolineato che ciò che è rilevante è la forte mobilitazione nata all’interno del partito islamista, che andrà ad influire sugli sviluppi del movimento stesso. Quest’ultimo detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento e, pertanto, un tale clima potrebbe avere conseguenze per la precaria stabilità politica tunisina e, al contempo, favorire l’emergere di altri gruppi politici rivali, tra cui il cosiddetto “Gruppo di unità e rinnovamento”.

In precedenza, Ghannouchi era stato sottoposto ad una mozione di sfiducia promossa da Abir Moussi e dal suo partito. La questione ha avuto inizio quando la leader ed un blocco composto da altri quattro partiti hanno accusato il presidente dell’Assemblea monocamerale di avere legami con il terrorismo e con il movimento della Fratellanza Musulmana. Ghannouchi è stato accusato non solo di servire gli interessi dei Fratelli Musulmani e degli alleati stranieri, ovvero Turchia e Qatar, ma altresì di numerose violazioni, incluse cattiva gestione degli affari pubblici e decisioni unilaterali. La mozione di sfiducia, del 30 luglio, non ha ottenuto la maggioranza necessaria ad estromettere il leader.

Anche a livello governativo, l’esecutivo di Tunisi non può definirsi stabile. In tale quadro, il 2 settembre, il Parlamento ha approvato la squadra governativa proposta dal premier designato, Hichem Mechichi. Si tratta di un governo tecnocratico, composto da personalità “indipendenti”, ovvero non legate a nessun partito e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina. La mossa è giunta in un momento di perdurante instabilità politica che ha messo a dura prova la pazienza della popolazione tunisina, vittima altresì di un sistema economico sempre più fragile.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.