Crisi del Peso: l’Argentina impone una super-tassa sul dollaro

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 12:53 in America Latina Argentina

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Lo scorso luglio 3,9 milioni di argentini hanno acquistato il limite ufficiale di 200 dollari per i risparmi personali. Ad agosto, la cifra era di circa cinque milioni. A settembre sembrava che sarebbe stato battuto un nuovo record, ma la Banca Centrale si è mossa per scoraggiare la domanda e proteggere così le proprie riserve. Lo scorso 15 settembre, Buenos Aires ha annunciato un pacchetto di misure che limitano l’acquisto di valuta per l’accaparramento, l’uso di carte all’estero e le operazioni di cambio con obbligazioni. La decisione ha causato la caduta dei titoli argentini sui mercati finanziari internazionali e un forte deprezzamento del peso nel mercato dei cambi non ufficiale.

Con la super-tassa, come la chiamano a Buenos Aires, decretata dalla Banca Centrale, gli argentini potranno continuare a scambiare pesos per un massimo di 200 dollari al mese – un’abitudine profondamente radicata per proteggersi dall’inflazione (40,7% su base annua) e dal deprezzamento del peso (vicino a un 20% nel circuito di scambio ufficiale e al 45% nel mercato dei cambi parallelo), ma sarà più costoso.

Fino a martedì il dollaro veniva scambiato nelle banche a 79,25 pesos, ma su quel valore veniva applicata una tassa del 30%, che in pratica faceva salire il prezzo a circa 103 pesos per unità. A partire da questo mercoledì, 16 settembre, si aggiunge una sovrattassa del 35%, per un totale (la “super-tassa” appunto) del 65%.

Gli acquisti in dollari con carte di credito e di debito verranno detratti dalla quota mensile dei 200 dollari previsti. Se questo limite viene superato, la quota verrà ridotta nei mesi successivi, cioè se qualcuno spende mille dollari con le carte in un mese, per cinque mesi non potrà acquistare valuta estera nel mercato ufficiale.

Il presidente argentino Alberto Fernández ha difeso le restrizioni che cercano di scoraggiare l’accumulo di valuta estera e la speculazione “in un paese dove i dollari sono necessari per produrre, non per risparmiare”. L’Argentina, che sta attraversando il suo terzo anno di recessione, soffre di una carenza cronica di valuta estera che ha portato all’applicazione di restrizioni nel mercato del cambio da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, indipendentemente dal colore politico.

Il divario di cambio tra il prezzo al quale i dollari potevano essere acquistati sul mercato ufficiale (103 pesos) e al quale potevano essere venduti sul mercato parallelo (131 pesos) ha aumentato l’interesse per questa acquisizione al dettaglio, mettendo così sotto pressione il livello di riserva della Banca Centrale, che martedì 15 settembre ha chiuso a 42.495 milioni di dollari. Nel mese in corso le riserve dell’entità sono diminuite di circa 350 milioni di dollari, il che porta il totale a più di 2,4 miliardi di dollari durante l’anno.

La nuova sovrattassa ha significato l’eliminazione del gap di cambio tra dollaro ufficiale e parallelo o blu, come viene chiamato in Argentina il dollaro acquistato al mercato nero, ma il mercato ha reagito come molti analisti avevano anticipato: con un forte deprezzamento del peso, fino al 10%. Il dollaro blu è stato scambiato intorno ai 145 pesos questo mercoledì, mentre molte banche hanno temporaneamente sospeso l’acquisto online di valute per adeguarsi alle regole.

Le nuove obbligazioni sovrane in dollari con diritto estero emesse dalla ristrutturazione del debito realizzata il mese scorso sono scese tra il 3% e il 6% questo mercoledì, mentre il rischio paese si è avvicinato a 1.200 punti.

La Banca Centrale argentina ha inoltre deliberato di obbligare le società a rifinanziare le scadenze del capitale di debito, ha eliminato la possibilità per gli agenti finanziari non residenti di effettuare operazioni di liquidazione di azioni e obbligazioni in valuta estera e ha limitato la possibilità di liquidare le operazioni con titoli effettuate interamente all’estero. “Le decisioni di cui sopra limiteranno l’esecuzione delle manovre speculative effettuate da fondi di investimento non residenti nel Paese e il loro impatto sulle dinamiche dei mercati finanziari e dei cambi” – ha affermato la Banca Centrale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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