Coronavirus in Iran: si prevede una terza ondata

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 10:59 in Iran Medio Oriente

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L’Iran continua ad essere uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia di coronavirus in Medio Oriente. Di fronte ad una crescente impennata dei casi, il Ministero della Salute di Teheran ha messo in guardia da una terza ondata.

Come riportato dal quotidiano Asharq Al-Awsat, sulla base delle informazioni fornite dal Ministero della Salute iraniano, il numero dei contagi da coronavirus nel Paese ha raggiunto quota 410.334. I decessi ammontano, invece, a 23.632. I dati del Ministero della Salute hanno evidenziato che i ricoveri ospedalieri sono aumentati a 1726 in sole 24 ore, mentre i pazienti deceduti nel medesimo lasso di tempo sono 179. Di fronte a tale scenario, il ministro della Salute, Saeed Namaki, ha informato il gabinetto della sua preoccupazione per la crescente diffusione dell’epidemia in tutto il Paese, parlando del possibile inizio di una terza ondata.

L’Iran è considerato il focolaio di Covid-19 in Medio Oriente, oltre ad essere il Paese maggiormente colpito nella regione. I primi contagi erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta meta di pellegrinaggio religioso dalla comunità musulmana sciita. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese. Ad oggi, 17 settembre, la situazione non sembra essere cambiata. La portavoce del ministero della Salute, Sima Sadat Larry, ha affermato che sono 28 i governatorati attualmente colpiti dalla pandemia, su un totale di 31. Parallelamente, nella sola capitale Teheran vi sono 13 regioni segnalate come “rosse”, ovvero ad alto rischio. Tale status vale anche per altri tre governatorati circostanti, Qom, Semnan e Mazandaran. I governatorati posti, invece, in uno stato di allerta ammontano a 15.

In precedenza, la portavoce aveva espresso la propria preoccupazione di fronte al perdurante aumento dei contagi, mentre il Ministero aveva messo in luce come la situazione di escalation fosse da attribuirsi ad un mancato rispetto dei protocolli emanati e dall’aumento degli spostamenti e dei viaggi della popolazione. In particolare, dal 29 agosto 2020, hanno avuto luogo i festeggiamenti dell’Ashura, una ricorrenza del mondo islamico. Le autorità iraniane hanno consentito 10 giorni in totale di vacanza ed hanno esortato la popolazione a rispettare protocolli sanitari specifici, in vista dell’incremento di viaggi e trasferimenti.  

Pochi giorni dopo la conclusione dei festeggiamenti dell’Ashura, più di 14 milioni di studenti iraniani sono tornati a scuola, vista l’insistenza del governo di Teheran per la ripresa delle attività, nonostante gli avvertimenti degli esperti, i quali avevano riferito che una terza ondata della pandemia si stava già verificando in diverse regioni. Parallelamente, a Teheran i dipendenti di dipartimenti governativi sono stati chiamati nuovamente in ufficio, mettendo fine al periodo di smart working. Nel frattempo, però, il virus ha continuato e continua tuttora a diffondersi, colpendo, ancora una volta, anche deputati del Parlamento.

L’economia di Teheran risente delle conseguenze scaturite dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi di petrolio, considerato un duro colpo imprevisto. Le entrate petrolifere rappresentano circa il 10% del bilancio dell’Iran e il budget per il 2020 era stato inizialmente calcolato sulla base della vendita di un milione di barili di petrolio al giorno a circa 50 dollari al barile. Tuttavia, le perduranti sanzioni imposte dagli Stati Uniti, la riduzione della domanda di petrolio e il calo dei prezzi hanno determinato cambiamenti per il piano di bilancio iraniano. Già il 7 aprile, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, aveva confermato che la pandemia di corona avrebbe influenzato il 15% del PIL del Paese.

Secondo quanto affermato da Amin Mohseni-Cheraghlou, economista dell’Università americana di Washington, il mercato del lavoro iraniano soffriva già di alti tassi di disoccupazione prima della pandemia, in particolare tra i giovani istruiti. “Nel migliore dei casi, la contrazione economica stimata nel 2020 metterà a rischio 3-4 milioni di posti di lavoro, portando potenzialmente i tassi di disoccupazione effettivi da circa il 20% a oltre il 35% in solo pochi mesi”, ha aggiunto.

Di fronte ad uno scenario economico sempre più precario, il 12 marzo scorso, il direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, aveva riferito che l’Iran aveva chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus, oltre all’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, secondo Teheran, gli Stati Uniti hanno ostacolato l’invio dei prestiti richiesti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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