Afghanistan: nuove violenze tra talebani e forze governative a Nangarhar

Pubblicato il 17 settembre 2020 alle 20:38 in Afghanistan Asia

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Una serie di nuovi combattimenti tra le forze afghane e i talebani hanno causato la morte di decine di persone nella provincia orientale di Nangarhar, nonostante i negoziatori di entrambe le parti stiano portando avanti i colloqui di pace in Qatar. 

Una serie di scontri notturni sono scoppiati in 3 distretti della provincia di Nangarhar quando gruppi di combattenti talebani hanno attaccato diversi posti di blocco delle forze afghane e di combattenti filo-governativi, secondo quanto riferito dal portavoce del governatore provinciale. Almeno 11 membri del personale di sicurezza afghano sono stati uccisi nei combattimenti a Hesarak, mentre 8 combattenti filo-governativi sono stati uccisi nel distretto di Khogyani. Un funzionario ha aggiunto che circa 30 talebani sono deceduti negli scontri. I talebani finora non hanno commentato i combattimenti. Gli scontri arrivano lo stesso giorno in cui il portavoce dei talebani, Mohammad Naeem, ha dichiarato che il gruppo non accetterà un cessate il fuoco, per il momento. 

Naeem ha sottolineato che talebani si sono impegnati nella riduzione delle violenze, con l’inizio dei colloqui, il 13 settembre. Il portavoce ha anche denunciato il fatto che il governo afghano, invece, non ha fermato le sue operazioni offensive. “Non è possibile porre fine a 20 anni di guerra in un’ora. Dal nostro punto di vista, sarà logico discutere dei principali problemi del Paese e della guerra e poi finalizzare un cessate il fuoco in modo che il problema venga risolto in modo permanente”, ha affermato Mohammad Naeem. “Supponiamo di annunciare un cessate il fuoco oggi, ma poi non riusciamo a raggiungere un accordo al tavolo dei negoziati domani, andiamo di nuovo in guerra? Cosa significa?”, ha incalzato il portavoce, che ha sottolineato che i talebani non rinunceranno all’istituzione di un sistema islamico in cui si riflettano i valori dei cittadini. “Uno dei nostri obiettivi era porre fine all’invasione dell’Afghanistan, l’altro era che ci fosse un vero sistema islamico”, ha sottolineato Naeem. Sono passati 5 giorni dalla cerimonia di apertura dei colloqui intra-afghani a Doha, in Qatar, ma le due parti non sono riuscite a finalizzare le procedure in cui verranno condotti i negoziati ed è difficile prevedere il loro andamento. 

Tali colloqui sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato a Doha, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Le ragioni alla base di tale situazione sono legate alla storia del Paese. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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