OIM: oltre 20 migranti dispersi a largo della Libia

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 16:07 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha reso noto che più di 20 migranti sono attualmente dispersi in mare, dopo che la loro imbarcazione si è capovolta al largo delle coste libiche, la notte tra il 13 e il 14 settembre. Dall’inizio del 2020, quasi 600 persone sono morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. 

I sopravvissuti hanno riferito al personale dell’OIM che 3 barche sono partite dalla città libica Nord occidentale di Zawiya, vicino Tripoli, intorno alle 23 di domenica 13 settembre. Tuttavia, il 14 settembre, la guardia costiera libica ha soccorso solo 2 imbarcazioni, con 45 persone a bordo. La terza barca si è presumibilmente capovolta, secondo quanto riferito dalla portavoce dell’OIM, Safa Msehli. Tutti i migranti a bordo erano uomini, provenienti prevalentemente dall’Egitto e dal Marocco. I sopravvissuti alla traversata della notte del 13 settembre sono stati portati in un centro di detenzione nella capitale libica, Tripoli. Tali luoghi sono stati al centro di numerosi scandali, legati agli abusi che vengono commessi al loro interno. 

Centinaia di migranti muoiono ogni anno nel Mar Mediterraneo mentre tentano di raggiungere l’Europa dal Nord Africa. Quest’anno, secondo l’OIM, sono morte in questo modo almeno 562 persone, la maggior parte delle quali sulla rotta del Mediterraneo centrale. Tuttavia, il numero effettivo di decessi potrebbe essere molto più alto. “L’assenza di un approccio prevedibile, umano e sostenibile alla situazione nel Mediterraneo continua a mettere in pericolo vite umane”, ha dichiarato Safa Msehli, a tale proposito. Il picco di decessi legato al fenomeno migratorio nel Mediterraneo è stato raggiunto nel 2016, quando 3.268 persone hanno perso la vita in 12 mesi.

Durante il 2020, il naufragio con il maggior numero di vittime si è verificato sempre a largo delle coste libiche, il 17 agosto, e ha causato 45 vittime, tra cui alcuni bambini. Un’imbarcazione con a bordo circa 82 migranti si è capovolta, a causa di un guasto al motore che ne ha provocato l’esplosione. L’incidente è avvenuto a largo della città occidentale di Zuara. Successivamente, il 19 agosto, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’IOM hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno riferito che almeno 45 persone sono annegate o risultano disperse, tra cui anche 5 bambini, sulla base di quanto riportato dai restanti 37 sopravvissuti. Le due agenzie hanno quindi chiesto un cambiamento nell’approccio internazionale alla situazione nel Mediterraneo e in Libia.

Inoltre, le due agenzie, insieme ad alcuni gruppi per la tutela dei diritti umani, hanno ripetutamente chiesto di porre fine alla pratica di intercettare e rimpatriare i migranti in Libia, affermando che molti di questi vengono inviati in centri di detenzione sovraffollati, dove non vi è accesso a razioni di cibo e acqua adeguate. Lo staff dell’OIM e dell’UNHCR riferisce che il ciclo di reclusione, maltrattamenti ed estorsioni finalizzate a trasporli illegalmente in Europa ricomincia da capo, se i migranti vengono riportati in Libia. In tale quadro, le autorità libiche sono state invitate ad adottare misure contro i trafficanti di esseri umani, che portino allo smantellamento delle organizzazioni,che sono guidate da gruppi criminali, così da evitare “ulteriori sfruttamenti e violazioni”. Non da ultimo, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’IOM hanno chiesto alla comunità internazionale di sostenere questi sforzi e di fornire maggiore supporto alle autorità libiche nella lotta contro le reti di trafficanti, ed hanno sottolineato che “le ONG hanno già svolto un ruolo decisivo nel salvare vite in mare, a fronte di un forte calo degli sforzi profusi dai Paesi europei”.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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