Londra preoccupata dagli effetti dell’ingerenza cinese a Hong Kong

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 21:08 in Hong Kong UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha affermato che gli effetti della legge sulla Sicurezza Nazionale cinese stanno già iniziando a farsi sentire a Hong Kong.

Johnson, parlando di fronte ad una una Commissione parlamentare, il 16 settembre, ha affermato: “State iniziando a vedere il blocco della libertà di parola”. “State iniziando a vedere l’effetto di quella legge”, ha aggiunto. Tale dichiarazione potrebbe fare riferimento all’arresto di un attivista. L’8 settembre, Tam Tak-chi è stato portato difronte al tribunale di Fanling, dopo essere stato preso in custodia dalle forze dell’ordine per 48 ore il 6 settembre scorso, e gli sono state rivolte sei accuse, tra le quali quella di sedizione, per aver pronunciato parole sovversive e per aver agito molestamente. L’uomo è il vice-presidente di un movimento locale pro-democrazia chiamato People Power e, secondo la polizia locale, sarebbe sospettato di aver fomentato malcontento e ostilità nei confronti del governo dell’isola, durante i mesi da giugno ad agosto 2020, quando aveva allestito alcuni stand lungo le strade della città, violando la sezione 10 della Crimes Ordinance.

Il premier britannico, molto attivo nella protezione dell’ex colonia contro l’ingerenza cinese, ha anche annunciato che non c’era stata alcuna richiesta da parte del Giappone di aderire alla Five Eyes Intelligence Alliance, un’alleanza in materia di intelligence di cui fanno parte Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. La coalizione sta avendo una funzione anti-Pechino, sopratutto per quanto riguarda la questione dell’accesso di Huawei allo sviluppo della rete 5G. I Paesi dell’alleanza sperano di portare un altro gigante tecnologico, come il Giappone, dalla loro parte in questo ambito. Intanto, uno dei teatri in cui si sta intensificando la tensione tra le due fazioni è proprio Hong Kong. Il 30 giugno scorso, il governo di Pechino ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” con la quale sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Il giorno dell’arresto dell’attivista Tam, a Hong Kong sono state organizzate proteste popolari contro l’imposizione da parte di Pechino della nuova legge sulla sicurezza nazionale sull’isola e il rinvio, a causa del coronavirus, delle elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo di Hong Kong, che si sarebbero dovute tenere proprio il 6 settembre. Durante le manifestazioni, sono state arrestate almeno 289 persone e la polizia ha utilizzato proiettili al peperoncino contro i manifestanti. L’Ufficio di collegamento per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo di Pechino ha espresso sostegno alla polizia locale per le azioni intraprese contro gli elementi anti-cinesi a Hong Kong. Inoltre, a peggiorare la tensione, lo scorso 31 luglio, il governo di Hong Kong aveva comunicato il rinvio di un anno delle elezioni del Consiglio legislativo a causa dell’aumento dei nuovi casi di coronavirus sull’isola, ma molti osservatori stranieri e la stessa opposizione interna all’isola avevano condannato tale decisione, ritenendola un tentativo di osteggiare l’avanzamento delle forze del fronte pro-democrazia che sembravano aver radunato numerosi consensi, soprattutto in seguito all’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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