Libia: rivelazioni sull’incontro in Marocco e sul futuro di Sarraj

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 9:15 in Africa Libia

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Il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, ha rivelato nuovi dettagli sui colloqui svoltisi in Marocco dal 6 settembre. Nel frattempo, alcuni hanno riferito che il primo ministro del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, potrebbe presto dimettersi.

I colloqui a cui si fa riferimento hanno avuto inizio il 6 settembre nella città marocchina di Bouznika, con il fine di “stabilizzare il cessate il fuoco e aprire negoziati per risolvere le divergenze tra le fazioni libiche”. I partecipanti sono stati membri dell’Alto Consiglio di Stato, sostenitore del governo di Tripoli, e della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, legata all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e al suo generale Khalifa Haftar. A margine dell’ultima giornata di colloqui, il 10 settembre, è stata rilasciata una dichiarazione ufficiale congiunta, in cui i partecipanti hanno riferito di aver raggiunto un’intesa in merito alla nomina di posizione sovrane, ai sensi dell’articolo 15 degli accordi di Skhirat, ed hanno confermato il proprio sostegno ai risultati raggiunti alla conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, e, in particolare, ad una soluzione politica per la crisi libica, secondo le relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Come riportato da al-Jazeera, al-Mishri ha affermato che il meeting marocchino, in realtà, non ha riguardato la nomina di personalità per “posizioni sovrane”, né il trasferimento di istituzioni al di fuori della capitale Tripoli, o la ricostituzione del Consiglio presidenziale del GNA. Stando a quanto riferito, i colloqui hanno preso in esame gli accordi di Skhirat, siglati il 17 dicembre 2015, con particolare riferimento all’articolo 15. Quest’ultimo riguarda le “posizioni sovrane”, ma, contrariamente da quanto detto in precedenza, nel corso del meeting sono stati semplicemente discussi i criteri di nomina e un “quadro” che dovranno adottare l’Alto Consiglio di Stato e il Parlamento di Tobruk. Al-Mishri ha poi dichiarato che i partecipanti ai colloqui di Bouznika hanno ribadito la volontà di porre fine alla fase di transizione attraverso un referendum sulla costituzione, e di tenere elezioni parlamentari e presidenziali eque e trasparenti.

I colloqui si sono svolti in un clima di mobilitazione a livello regionale ed internazionale, che fa seguito al cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier al-Sarraj e dal presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh. Nonostante i progressi annunciati al termine delle sessioni di dialogo di Bouznika, sono stati sollevati dubbi sulla possibilità di attuare concretamente gli accordi stabiliti, in un momento in cui i funzionari del Governo di Accordo Nazionale hanno affermato di non fidarsi di Haftar, e che le proprie forze sono pronte a respingere qualsiasi attacco da parte dell’LNA.

Parallelamente, a seguito dei movimenti di protesta a cui hanno assistito sia Tripoli sia Bengasi e l’Est libico, nati dal deterioramento delle condizioni di vita, sono cominciate ad emergere nuove speculazioni sul futuro dei leader dei due gruppi rivali, il primo ministro al-Sarraj e il generale Haftar. A tal proposito, al-Jazeera, sulla base di una rivelazione di Bloomberg, ha riferito che il primo ministro di Tripoli potrebbe presto presentare le sue dimissioni.

In particolare, secondo funzionari del GNA, al-Sarraj potrebbe dimettersi, ma continuando a svolgere la funzione di “custode ad interim” nel corso dei futuri negoziati di Ginevra, in cui dovrebbe essere istituito un nuovo governo libico. Tale idea, riferisce Bloomberg, sarebbe stata già discussa con partner regionali ed internazionali e potrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni.

Con l’aiuto della Turchia, il premier riconosciuto a livello internazionale, il cui governo controlla diverse regioni della Libia occidentale, è riuscito a far fronte all’offensiva di Haftar contro la capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. Tuttavia, sottolinea Bloomberg, negli ultimi mesi la capitale ha assistito a scontri interni ed esterni e, in particolare, a divergenze a livello politico e manifestazioni contro corruzione e servizi scadenti. Pertanto, secondo quanto rivelato da funzionari di Tripoli, annunciando le proprie dimissioni, al-Sarraj mirerebbe ad alleggerire le pressioni esercitate contro di lui, fino ad uscire completamente di scena una volta conclusi i colloqui di Ginevra. Oltre a nuove elezioni, si prevede che le parti belligeranti saranno chiamate a concordare una nuova struttura del Consiglio presidenziale, che unisca membri di ambi i gruppi. La mossa dovrebbe essere accolta con favore dai sostenitori regionali di Haftar, tra cui l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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